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Bitcoin alle prese con una crisi delle commissioni: la sicurezza della rete è minacciata?

by Tim

Bitcoin sta attraversando un periodo critico: le commissioni di transazione stanno calando e i blocchi non sono tutti pieni. Poiché la sicurezza della rete dipende da questi incentivi economici, la questione diventa urgente: un modello basato esclusivamente sulle commissioni è sostenibile a lungo termine?

La blockchain Bitcoin potrebbe scomparire una volta estratti tutti i BTC?

Da circa un anno, le blockchain Bitcoin ed Ethereum stanno registrando un calo significativo delle commissioni di transazione raccolte. Questa situazione è in parte spiegata da una nuova fase di adozione guidata dalle istituzioni, che si avvalgono di depositari terzi per la custodia e lo scambio dei loro asset, riducendo così l’attività on-chain.

Su Bitcoin, l’ascesa di soluzioni di secondo livello come Lightning Network o Liquid accentua questa dinamica. Questi strumenti consentono agli utenti una gestione più semplice, più riservata e, soprattutto, meno costosa in termini di commissioni.

Questo calo di attività rilancia un vecchio dibattito: il futuro di Bitcoin in un mondo in cui i premi per il mining rimangono bassi. Cosa succederà quando le commissioni diventeranno l’unica fonte di reddito per i miner?

Come mostra il grafico sottostante, le commissioni di transazione raccolte per blocco Bitcoin sono oggi al loro livello più basso, intorno ai 2.000 dollari, una soglia simile a quella osservata durante il mercato ribassista del 2022.

Commissioni per blocco dal 2020

Diventa quindi difficile immaginare che Bitcoin e i suoi miner possano sopravvivere a lungo termine con commissioni così basse. Una volta che il premio per blocco, dimezzato ogni 4 anni con gli halving, diventerà irrisorio, i miner dovranno contare su commissioni più elevate per rimanere redditizi.

Questa critica, sebbene pertinente, trascura un punto essenziale nella concezione di Satoshi Nakamoto: il mining è progettato per adattarsi allo stato economico della rete.

Ricompensa e commissioni raccolte per blocco dal 2010

Il grafico sottostante mostra che, nonostante le commissioni siano ai minimi storici, la ricompensa totale (commissioni + sovvenzioni) rimane elevata, se si escludono i picchi di euforia come quelli osservati durante il bull run del 2021 o nei periodi di forte attività legati agli Ordinals e alle Rune.

Cosa succederà se le commissioni rimarranno basse a lungo?

È difficile, se non impossibile, prevedere come reagiranno i miner a un calo continuo dei premi se l’attività on-chain non riprende a crescere.

Tuttavia, il mercato del mining non è mai stato così fiorente. L’hashrate, ovvero la potenza di calcolo che protegge la rete, ha appena battuto un record storico, a dimostrazione del fatto che l’attività rimane molto redditizia nonostante il calo delle commissioni.

Hashrate di Bitcoin dal 2020

Con una media di 962 EH/s, mai tanta potenza è stata dedicata alla sicurezza della blockchain Bitcoin, nonostante le basse commissioni raccolte.

Questo tasso è 10 volte superiore a quello registrato dopo il “China Ban” del 2021, quando oltre il 50% dei miner (allora situati in Cina) aveva dovuto cessare la propria attività da un giorno all’altro.

Pertanto, un calo duraturo delle commissioni potrebbe far diminuire l’hashrate provocando il fallimento dei miner meno competitivi, ma ciò non significherebbe necessariamente la fine di Bitcoin. La rete è progettata per adattarsi automaticamente a queste variazioni dell’hashrate.

Infine, anche nell’ipotesi in cui il mining industriale non fosse più redditizio, è comunque ipotizzabile che l’attività torni nelle mani dei singoli utenti. Questi ultimi potrebbero scegliere di proteggere la rete per convinzione, non per profitto, con l’obiettivo di preservare un sistema monetario che ritengono essenziale.

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