Mentre Donald Trump intensifica le pressioni sulla Fed, in che direzione evolveranno i tassi di riferimento? Diverse banche esprimono il loro punto di vista, mentre il segretario al Tesoro esprime preoccupazione per la situazione.
In che direzione evolveranno i tassi della Fed?
Lunedì abbiamo riportato la notizia della citazione in giudizio ricevuta dalla Federal Reserve degli Stati Uniti (Fed), che segna una nuova svolta nelle divergenze tra Donald Trump e Jerome Powell sui tassi di riferimento.
Durante l’ultima riunione del FOMC di dicembre, la Fed ha deciso di abbassare i tassi di 25 punti base, portandoli a un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%.
Per la riunione del 28 gennaio, lo strumento Fedwatch del CME Group suggerisce una probabilità del 95% di mantenimento dei livelli attuali, contro una probabilità del 5% di una riduzione di 25 punti base:

In una nota pubblicata venerdì scorso, la banca JPMorgan, che fino ad allora si aspettava un calo all’inizio di questo mese, ritiene ora che la Fed non abbasserà i tassi quest’anno, anche con un nuovo presidente alla guida della banca centrale:
Se il mercato del lavoro dovesse indebolirsi nuovamente nei prossimi mesi, o se l’inflazione dovesse diminuire in modo significativo, la Fed potrebbe ancora allentare la sua politica monetaria nel corso dell’anno. Tuttavia, prevediamo un restringimento del mercato del lavoro entro il secondo trimestre e un processo di disinflazione piuttosto graduale.
Inoltre, la banca arriva addirittura a prevedere un aumento di 25 punti base dei suddetti tassi di interesse nel terzo trimestre del prossimo anno.
Da parte loro, gli analisti di Goldman Sachs prevedono un calo di 25 punti per il mese di settembre, mentre quelli di Barclays ipotizzano uno scenario simile per il mese di dicembre.
Ricordiamo che il periodo del Covid 19 aveva portato a un periodo di tassi anormalmente bassi, a seguito del quale questi erano saliti fino al 5,5%, per poi scendere gradualmente a partire dal mese di settembre 2024:

Mentre Donald Trump chiede regolarmente una riduzione dei tassi, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha comunque criticato l’indagine penale che ora coinvolge il presidente della Fed. Secondo quanto riferito alla CNN da una fonte vicina al caso, Scott Bessent temerebbe che questa vicenda possa avere un impatto negativo sui mercati finanziari e che un’eventuale destituzione di Jerome Powell possa provocare un aumento della volatilità.
Per il momento, questo scenario non sembra ancora realizzarsi, stando all’indice S&P 500, che lunedì ha nuovamente raggiunto il suo record.
Da parte sua, il procuratore federale del Distretto di Columbia Jeanine Ferris Pirro ha dichiarato su X che “la parola ‘accusa’ [era] uscita dalla bocca del signor Powell e di nessun altro” e che questa convocazione non avrebbe avuto luogo se egli avesse risposto alle richieste precedenti:
L’ufficio del procuratore degli Stati Uniti ha contattato più volte la Federal Reserve per discutere dei costi eccessivi e della testimonianza del presidente davanti al Congresso, ma le sue richieste sono state ignorate, rendendo necessario il ricorso a un procedimento giudiziario, che non costituisce una minaccia.
In questo caso, i lavori di ristrutturazione della sede della Federal Reserve, che sono al centro di questa citazione in giudizio, avrebbero un costo stimato di 2,5 miliardi di dollari.