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Adozione delle stablecoin: realtà o miraggio?

by Christian

Le stablecoin sono attualmente al centro della scena nel mondo delle criptovalute, dall’adozione del quadro normativo GENIUS Act negli Stati Uniti. Una situazione annunciata come un vero e proprio punto di partenza per la loro adozione su larga scala, a meno che non si tratti solo di un semplice miraggio.

Stablecoin: un “miraggio di marketing”?

La recente adozione del quadro normativo GENIUS Act negli Stati Uniti sembra promettere la liberalizzazione del settore delle stablecoin ben oltre la sola sfera delle criptovalute. E a ragione, dato che oltre il 99% dell’offerta attualmente disponibile sembra essere direttamente ancorata al dollaro americano.

Una situazione alla quale molte aziende si stanno preparando, sia nel settore delle criptovalute che in quello dei pagamenti. Le cifre annunciate fanno girare la testa, con una capitalizzazione stimata in 2.000 miliardi di dollari in pochi anni e un flusso di pagamenti in grado di catturare il 17% delle transazioni dei consumatori – pari a 50.000 miliardi di dollari all’anno – entro il 2030.

Di fronte a questo entusiasmo, alcuni analisti cercano di mantenere la calma. È il caso, ad esempio, di Romain Liquard sul social network LinkedIn, che si interroga su quella che definisce una “mirage marketing” (illusione di marketing). L’origine di questa riflessione? Il fatto che “solo 6 aziende dell’S&P 500 hanno menzionato le stablecoin nelle loro chiamate agli analisti quest’anno”.

L'adozione delle stablecoin è un miraggio?

Se le stablecoin rivoluzionassero davvero i pagamenti come ci viene ripetuto, non dovremmo già vedere i direttori finanziari (CFO) vantarsi dei loro guadagni in termini di efficienza?

Romain Liquard

«Circolano davvero al di fuori del trading di criptovalute?»

Secondo i dati raccolti da Romain Liquard, solo l’1% delle aziende dell’S&P 500 – 6 su 503 – ha effettivamente menzionato le stablecoin nelle loro conference call trimestrali, destinate a presentare i propri risultati finanziari. Tutte operano nel settore finanziario e nessuna in settori come l’industria, la tecnologia, la sanità o l’energia…

Una constatazione che sottolinea il carattere ancora molto riservato dello sviluppo delle stablecoin, al punto da chiedersi se “circolino davvero al di fuori del trading di criptovalute”, per il quale erano destinate in gran parte fino ad ora. Allo stesso tempo, “servono davvero al pagamento lecito del commercio internazionale?” E “sono integrate nei regolamenti B2B tra agenti economici? “

Tutte domande legittime a cui è ancora difficile rispondere, perché, come spiega giustamente Patrick Azzopardi nel commento a questa analisi, ”le stablecoin sono legali da un mese negli Stati Uniti [e] le grandi banche e le multinazionali impiegano anni per adottare tecnologie plug & play”.

Sempre secondo Romain Liquard, la moltiplicazione delle blockchain native sviluppate da alcuni emittenti di stablecoin – come il leader Tether e il suo USDT – servirebbe solo a complicare l’adozione di questa infrastruttura di pagamento già in concorrenza con alcuni attori bancari tradizionali.

Ma alla fine la partita non si gioca su un altro terreno? Con leader nel settore dei pagamenti come Visa, Mastercard, Stripe e, più recentemente, MoneyGram che offrono già opzioni dedicate alle stablecoin. Al punto da immaginare che presto sarà possibile utilizzarle per alcuni casi d’uso specifici, come le operazioni transfrontaliere, senza nemmeno rendersene veramente conto.

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