La società Strategy si impone come punta di diamante delle tesorerie aziendali Bitcoin. Una posizione che rendeva il suo titolo MSTR un candidato ovvio per entrare nel club VIP dell’S&P 500, ma non è stato così.
Un vero e proprio monito, secondo gli analisti di JPMorgan.
L’S&P 500 non include il titolo MSTR di Strategy
Dal 2020, la società Strategy – precedentemente MicroStrategy – si è affermata come l’azienda quotata in borsa che accumula più Bitcoin. Infatti, ha continuato ad aumentare le sue scorte nel tempo, al punto da possedere ora un portafoglio stimato in 73 miliardi di dollari, al corso attuale del BTC.
Una corsa che giova pienamente al suo titolo MSTR, con un aumento superiore al 2.000% da allora. Tuttavia, bisogna ammettere che il calo del 30% registrato dal suo picco di novembre 2024 potrebbe segnalare una certa sfiducia da parte dei suoi azionisti, di fronte a procedure di raccolta fondi sempre più discutibili.

In ogni caso, la società Strategy sembrava soddisfare tutti i requisiti per consentire al suo titolo MSTR di entrare nel prestigioso S&P 500, l’indice che riunisce le 500 più importanti società americane quotate in borsa. Infatti, per essere inclusa è necessario dimostrare una redditività costante, una capitalizzazione di borsa superiore a 8 miliardi di dollari, volumi di scambio giornalieri superiori a 250.000 azioni e utili positivi negli ultimi 12 mesi.
Ma evidentemente ciò non è bastato, perché alla fine l’S&P 500 non ha selezionato Strategy durante il suo ribilanciamento all’inizio di settembre. Un vero e proprio “duro colpo per le tesorerie crypto”, secondo gli analisti della banca d’investimento JPMorgan.
Un vero e proprio disconoscimento per le tesorerie Bitcoin
Gli analisti hanno rapidamente colto questa esclusione per stimare il reale grado di simpatia di cui godono attualmente le tesorerie delle società di criptovalute, di fronte a quella che la banca JPMorgan identifica come una “stanchezza” del corso delle loro azioni e delle loro attività di finanziamento.
Una situazione tanto più fragile in quanto il Nasdaq ha recentemente emesso un avviso riguardo a queste società detentrici di criptovalute, nei confronti delle quali intende rafforzare la propria vigilanza. Una delle cause è l’evidente ritiro dei regolatori di Washington, a seguito dell’allentamento delle norme richiesto da Donald Trump in questo settore.
Secondo gli analisti di JPMorgan, questo rifiuto dell’S&P 500 sembra indicare che il modello di esposizione indiretta al Bitcoin proposto da queste società potrebbe “aver raggiunto i suoi limiti”. Il rischio principale è un effetto domino con gravi conseguenze, se altri indici azionari – nei quali è attualmente inclusa l’azione MSTR – decidessero a loro volta di escluderla.
In questo contesto, gli investitori potrebbero rivolgersi ad aziende che offrono attività crittografiche effettive e operative, come le piattaforme di scambio di criptovalute o i miner di Bitcoin. Infatti, il semplice possesso di BTC nelle tesorerie delle aziende inizierebbe a sollevare questioni di pertinenza.