Nel corso delle centinaia di lanci avvenuti nell’ultimo anno, i Digital Asset Treasuries avevano un obiettivo: ottenere rendimenti superiori a quelli delle criptovalute che detengono. Un obiettivo (molto) difficile da mantenere ora che il mercato è in caduta libera, al punto da esporre i leader Strategy e BitMine a ingenti perdite latenti.
Il Bitcoin scende al di sotto del prezzo medio di acquisto di Strategy
Il 2025 sarà stato chiaramente l’anno dell’adozione istituzionale delle criptovalute, con l’esempio simbolico della moltiplicazione senza precedenti delle società quotate in borsa desiderose di aggiungerle alle proprie riserve di liquidità, al fine di accedere al rango molto ambito di Digital Asset Treasury (DAT).
Un modello economico già testato dal 2020 dal leader indiscusso del settore, Strategy, che ora gestisce un portafoglio composto da 712.647 BTC – circa 54 miliardi di dollari – pari a poco più del 3,5% della quantità attualmente disponibile.
Di conseguenza, l’azienda di Michael Saylor si afferma come il più grande detentore di Bitcoin al mondo. Una posizione a priori solida che si scontra tuttavia con un dettaglio importante: il suo prezzo medio di acquisto fissato esattamente a 76.037 dollari è appena diventato superiore al prezzo del BTC, ormai sceso sotto la soglia dei 76.000 dollari.
Ciò contribuisce a destabilizzare ulteriormente una società le cui azioni sono già scambiate con uno sconto di oltre il 65% rispetto al massimo storico raggiunto lo scorso luglio e di quasi il 60% nell’ultimo anno, tanto più con un debito convertibile di 8,2 miliardi di dollari iscritto nel proprio bilancio.
Tuttavia, a differenza di molti dei suoi omologhi, la società Strategy non è una DAT nata dall’ultimo ciclo rialzista delle criptovalute. Una posizione che le consente di vantare una riserva di liquidità in dollari stimata in 2,2 miliardi di dollari, in grado di coprire i propri obblighi per un periodo stimato di quasi 3 anni.
In questo contesto, il calo del Bitcoin implica essenzialmente che Strategy dovrà rallentare i propri acquisti compulsivi. Tuttavia, sarebbe auspicabile che il prezzo del BTC non continuasse a scendere, né rimanesse troppo a lungo al di sotto del suo costo medio di acquisto, con il rischio di vedere le sue azioni precipitare ancora un po’ di più.
BitMine registra 7 miliardi di dollari di perdite latenti
Una situazione altrettanto complicata per il leader degli Ethereum Treasuries, BitMine, ampiamente accentuata dalla politica aggressiva del suo CEO, Tom Lee, che aveva appena effettuato un acquisto massiccio di 40.000 Ether la scorsa settimana, proprio prima che il prezzo dell’ETH crollasse di oltre il 20%.
Risultato: l’azienda registra ora perdite latenti vicine ai 7 miliardi di dollari, con un valore della sua riserva di Ether – circa 4,24 milioni di unità – passato da quasi 14 miliardi di dollari lo scorso ottobre a circa 9 miliardi di dollari al momento della stesura di questo articolo.

BitMine registra una perdita latente di 7 miliardi di dollari
Il titolo BitMine ha registrato un calo di quasi il 10% negli ultimi 5 giorni. E va da sé che la promessa di Tom Lee di realizzare 164 milioni di dollari di ricavi annuali grazie allo staking dei propri ETH appare come una goccia nell’oceano per risollevare quella che avrebbe dovuto diventare una delle aziende più redditizie degli Stati Uniti.