Mentre la Russia si interrogava di recente su una legalizzazione generalizzata del trading di criptovalute, sembra che la sua banca centrale voglia accompagnare questa apertura con una maggiore vigilanza. In programma: nuovi obblighi di segnalazione delle operazioni in criptovaluta da parte delle banche.
Autorizzare le criptovalute? A determinate condizioni rigorose
Sembra che l’attuale introduzione di normative specifiche per il mercato delle criptovalute un po’ ovunque nel mondo sia inevitabilmente accompagnata da una volontà di maggiore sorveglianza dei loro detentori da parte delle autorità di controllo.
Una realtà riconosciuta da tempo dall’Unione europea, in particolare con l’introduzione – molto problematica dal punto di vista della sicurezza – della direttiva fiscale DAC8, in vigore dall’inizio dell’anno. Anche gli operatori statunitensi del settore delle criptovalute ne stanno pagando le conseguenze, di fronte a una legislazione sulle criptovalute inizialmente favorevole che si sta rivelando ben più problematica del previsto.
Un contesto in cui la Russia ha fatto un ingresso di rilievo alla fine dello scorso anno, a seguito della sua volontà di revocare il divieto nazionale emanato in materia di criptovalute. Si tratterebbe infatti di proporre una legalizzazione generalizzata del loro trading, ma non senza aggiungere alcune misure di sorveglianza.
Fatti riportati dal media russo Bits.media, in merito a una richiesta avanzata dall’Autorità monetaria russa che comporterebbe una dichiarazione obbligatoria e dettagliata da parte delle banche commerciali per tutte le transazioni dei propri clienti che coinvolgono criptovalute.
Maggiore vigilanza sulle criptovalute e sui titoli tokenizzati
Concretamente, questa volontà di vigilare sulle operazioni in criptovalute si inserisce in un approccio più ampio della banca centrale russa volto a raccogliere dalle banche «una serie di informazioni dettagliate su quasi tutte le transazioni monetarie internazionali dei cittadini russi».
Secondo le informazioni disponibili, ciò riguarda in particolare la nazionalità del mittente e del destinatario del trasferimento (per verificare se siano russi o meno), il metodo utilizzato e l’intermediario coinvolto, nonché le commissioni applicate dalla banca.
La Banca centrale russa richiederà rapporti specifici per distinguere le transazioni relative all’acquisto e alla vendita di criptovalute, nonché i titoli tokenizzati. Si tratta di attività finanziarie digitali che comportano la tokenizzazione di beni reali: titoli, metalli preziosi e altro.
Bits.media
Questa sorveglianza dei trasferimenti in criptovaluta rientra chiaramente nella volontà della Banca centrale russa di rivedere le proprie procedure al fine di tenere conto, ma anche di valutare l’importanza di queste innovazioni economiche nella bilancia dei pagamenti nazionale.
Anche le banche stesse dovranno adeguarsi a queste nuove regole, in particolare fornendo tutte le informazioni sui propri investimenti in cripto-asset e sui prestiti concessi a società operanti nel settore delle criptovalute.