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Il mining di Bitcoin “potrebbe rafforzare il rublo”, secondo la banca centrale russa

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Il forte aumento dell’attività di mining associata al Bitcoin sul territorio russo potrebbe contribuire a rafforzare il rublo? È questa l’opinione recentemente espressa dal governatore della banca centrale russa.

La Russia vuole affermarsi nel settore del mining di Bitcoin

Il Bitcoin occupa una posizione piuttosto ambivalente a livello mondiale, al punto da essere spesso criticato e controllato dai paesi con economie solide, mentre quelli che affrontano difficoltà strutturali o geopolitiche cercano di trarne vantaggio per stabilizzare la loro situazione.

Un caso che si applica in particolare alla Russia, inizialmente nota per la sua politica di fermezza e divieto nei confronti delle criptovalute, diventata molto più flessibile e accogliente da quando le sanzioni internazionali hanno colpito la sua economia nazionale.

In questo contesto, l’industria mineraria associata alla blockchain di Bitcoin sta registrando un importante sviluppo sul territorio russo, al punto da rappresentare una vera e propria influenza nell’ambito di quella che è stata recentemente presentata come una “esportazione nascosta” da prendere in considerazione più seriamente.

E a ragione, poiché secondo i dati del sito Hashrate Index, questa attività rappresenterebbe ormai il 15,5% della potenza di calcolo mondiale (hashrate) alla fine dell’anno, al punto da collocarsi al secondo posto nel settore dietro agli Stati Uniti, con una quota stimata al 37,75%.

La Russia rappresenta il 15,5% dell'hashrate mondiale del Bitcoin

Una situazione che è stata appena sottolineata dalla presidente della banca centrale, Elvira Nabioullina, in un’intervista rilasciata al media locale RBC. Quest’ultima ha evidentemente deciso di abbandonare la sua iniziale posizione anti-criptovalute a favore di una visione più favorevole al sostegno di un’implementazione mineraria informata e rafforzata in Russia.

“Il mining è uno dei fattori aggiuntivi di un rublo forte”

La dinamica sembra confermarsi, a seguito del recente intervento di un consigliere di Putin all’inizio di dicembre sulla sottovalutazione del settore del mining di criptovalute, ora considerato un “nuovo prodotto di esportazione” che opera in forma “mascherata”.

In questo contesto, la banca centrale russa doveva effettuare una valutazione approfondita per misurarne l’impatto effettivo sulla bilancia dei pagamenti. Una fase che la sua presidente ha appena confermato indicando come “il mining appaia come uno dei fattori aggiuntivi di un rublo forte”.

Una dichiarazione comunque misurata, poiché Elvira Nabioullina non manca di sottolineare allo stesso tempo quanto “una parte significativa di questa attività rimanga in una zona grigia”, al punto da complicare significativamente la stima della sua reale influenza.

In ogni caso, la presidente della banca centrale russa indica che il 2026 potrebbe segnare un allentamento della posizione della sua istituzione nei confronti delle criptovalute, nell’ambito di una regolamentazione più chiara messa in atto in collaborazione con il ministero delle Finanze, l’agenzia per la lotta al riciclaggio di denaro e altri organismi governativi. Una questione da seguire.

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