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Chi sono questi lobbisti americani che stanno cercando di “uccidere la DeFi”?

by Tim

L’introduzione di leggi americane favorevoli al settore delle criptovalute sembra porre la finanza decentralizzata al centro di una nuova e inaspettata concorrenza. Chi sono questi lobbisti del gruppo “investors for transparency” che cercano di uccidere la DeFi?

Un gruppo chiamato “investors for transparency” conduce una campagna contro la DeFi

Storicamente parlando, il modello operativo applicato alla finanza decentralizzata (DeFi) si basa su un’apertura e su solide basi comunitarie. Un equilibrio che potrebbe essere scosso nei prossimi anni con l’arrivo annunciato come massiccio dei giganti istituzionali e borsistici in questa equazione crypto.

Basta vedere come attori storici di Ethereum come Consensys si preparano a entrare in borsa, mentre il protocollo di punta della DeFi, Aave, vede la sua DAO e la sua società ufficiale, Avara, litigare sulla proprietà del suo marchio e sulla captazione di alcune commissioni associate.

Una ridistribuzione delle carte che non sembra piacere a un gruppo di lobbisti americani all’origine di una campagna di comunicazione il cui messaggio appare inequivocabile: “Dite al vostro senatore di adottare una legislazione sulle criptovalute senza disposizioni relative alla DeFi”.

Campagna pubblicitaria

È impossibile sapere chi si celi realmente dietro questo gruppo, denominato “investors for transparency”, la cui campagna pubblicitaria è stata portata alla luce sulla rete X dalla giornalista specializzata in criptovalute Eleanor Terrett. Ciò ha suscitato la reazione del fondatore del protocollo Uniswap (UNI), Hayden Adams, di fronte a quella che egli definisce una volontà di “uccidere la DeFi”.

Un gruppo chiamato “investors for transparency” sta conducendo campagne pubblicitarie pubbliche e attività di lobbying per uccidere la DeFi, il sistema finanziario più trasparente al mondo. Ironico ma non sorprendente: il loro sito non rivela chi li finanzia. Ciò merita un’indagine approfondita da parte dell’industria delle criptovalute, sulla falsariga del caso Prometheum.

Hayden Adams

Si può vedere l’impronta di Citadel Securities?

Un caso che non manca di risvegliare lo spettro della società Citadel Securities (anche se nulla permette di affermare che siano loro dietro questa campagna pubblicitaria), il più importante market maker della Borsa di New York, che a febbraio 2025 ha deciso di entrare nel settore delle criptovalute e che figura tra gli investitori dell’ultima raccolta fondi record (500 milioni di dollari) condotta da Ripple (XRP) alla fine dell’anno.

Una presa di posizione che si accompagna a una vera e propria guerra psicologica condotta contro i protocolli DeFi, con lettere ripetute inviate alla Securities and Exchange Commission (SEC) per richiedere una regolamentazione più severa della loro attività, in particolare per quanto riguarda il mercato dei titoli tokenizzati.

Di fronte a questi attacchi, alcuni attori della DeFi – come DeFi Education Fund, a16z, Digital Chamber, Orca Creative o la Fondazione Uniswap – cercano di rispondere con lettere per respingere argomenti ritenuti “infondati” quando si tratta di “mercati on-chain progettati in modo ponderato”.

Infine, secondo la portavoce del DeFi Education Fund, Jennifer Rosenthal, la situazione appare piuttosto semplice. Citadel Securities sta cercando di “mettere in discussione l’esistenza di una tecnologia che minaccia la sua attività e una parte significativa del suo mercato”.

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