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Adozione delle criptovalute negli Stati Uniti: più una scommessa che una vera e propria valuta

by Patricia

Il settore delle criptovalute si interroga regolarmente sulle forme che può assumere la sua adozione. Una questione recentemente riattivata negli Stati Uniti, alla luce dei dati del 2023 che lasciano poco spazio a casi di utilizzo monetario. Le cose cambieranno con l’arrivo di Donald Trump?

Negli Stati Uniti, le criptovalute rimangono una scommessa, non una valuta

Dall’arrivo dell’amministrazione Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno vivendo una vera e propria rinascita normativa in materia di gestione delle criptovalute. Una dinamica ampiamente accelerata dallo stesso presidente Donald Trump, al fine di rendere il suo paese la nuova capitale mondiale in questo settore.

Ma al di là delle intenzioni, resta necessario monitorare i dati. Un modo per fare il punto della situazione e avere un termine di paragone effettivo quando tutti i quadri normativi americani relativi al settore delle criptovalute entreranno in vigore.

Un esercizio condotto da Romain Liquard sulla rete LinkedIn, al fine di misurare i casi di utilizzo effettivo di questi cripto-asset nelle abitudini delle famiglie americane che ne possiedono, la cui percentuale rappresenta il 4,8% della popolazione totale, secondo i dati di uno studio del 2023.

E il minimo che si possa dire è che il loro utilizzo si applica quasi esclusivamente al settore degli investimenti, in tutte le categorie sociali.

Stato dell'arte dell'adozione delle criptovalute negli Stati Uniti nel 2023

L’unica vera eccezione è rappresentata dalle famiglie più modeste, che utilizzano le criptovalute per il 7% dei trasferimenti di denaro. È difficile non immaginare una quota non trascurabile di operazioni transfrontaliere, destinate a inviare denaro in alcuni paesi emergenti, dati i costi contenuti di questo tipo di operazioni rispetto alle offerte tradizionali.

I pagamenti in criptovalute faticano ad affermarsi

La grande assenza da questo grafico è il carattere monetario spesso associato alle criptovalute. Una delle ragioni principali è la predominanza del dollaro come moneta nazionale, sufficientemente forte da non dover cercare altro, proprio come in Europa con l’euro.

Ancora una volta, sono le fasce più modeste della popolazione a utilizzare più spesso le criptovalute per i pagamenti, anche se la percentuale rimane inferiore all’1% nei negozi e al 6% su Internet. Allo stesso tempo, la conclusione dell’ultima indagine FDIC National Survey indica molto chiaramente che “l’uso delle criptovalute era più elevato tra le famiglie con conto bancario (5%) rispetto a quelle senza conto bancario (1,2%)”.

Tuttavia, un dato sembra essenziale da tenere in considerazione, vista la comprovata debolezza dei pagamenti effettuati in criptovalute. Infatti, la recente adozione del quadro normativo GENIUS Act potrebbe liberare il potenziale monetario delle stablecoin – di cui oltre il 99% è sostenuto dal dollaro americano – sul territorio degli Stati Uniti e anche al di fuori di esso.

Il prossimo rapporto FDIC National Survey è previsto per il mese di novembre, per l’anno 2024. Sarà l’occasione per misurare le prime conseguenze legate all’elezione di Donald Trump, a seguito della sua campagna elettorale pro-criptovalute. I pagamenti in criptovalute saranno più importanti? Una questione da seguire…

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