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Il 27% dei britannici prenderebbe in considerazione l’idea di includere le criptovalute nella propria pensione

by Christian

Secondo un recente studio di Aviva, oltre un quarto dei britannici sta valutando l’idea di integrare le criptovalute nella propria strategia pensionistica. Un dato che rivela il crescente interesse per questi asset digitali, nonostante la loro volatilità.

Un quarto dei britannici si rivolge alle criptovalute per la propria pensione

Il Bitcoin è una valuta digitale concepita principalmente per consentire lo scambio di valore tra pari, ovvero senza intermediari. Fin dalla sua creazione, Satoshi Nakamoto, il suo misterioso inventore, gli ha attribuito caratteristiche uniche: un’emissione limitata a 21 milioni di unità e un funzionamento basato su un consumo energetico reale.

Questi elementi conferiscono al BTC lo status di riserva di valore, incoraggiando alcuni entusiasti a utilizzarlo come strumento di risparmio.

Anche alcuni governi riconoscono al Bitcoin questo ruolo. Gli Stati Uniti, El Salvador e il Bhutan hanno accumulato quantità significative di BTC negli ultimi anni, costituendo oggi vere e proprie riserve strategiche.

Queste qualità attraggono un numero crescente di persone in tutto il mondo. Sebbene le proprietà monetarie del Bitcoin siano ancora in gran parte incomprese, il suo status di riserva di valore suscita interesse, al punto che alcuni stanno valutando di integrarlo nella loro strategia pensionistica. Secondo uno studio di Aviva, una delle più grandi compagnie di assicurazione del Regno Unito, più di un quarto dei britannici sta valutando di aggiungere le criptovalute alla propria pianificazione pensionistica.

Estratto dal rapporto di Aviva

Lo studio mette in luce diversi dati importanti da sottolineare:

  • Il 21% degli adulti britannici, ovvero circa 12 milioni di persone, ha già investito in criptovalute;
  • Il 27% prenderebbe in considerazione l’integrazione delle criptovalute nella propria pianificazione pensionistica;
  • L’8% (ovvero 4,3 milioni di persone) ha già prelevato denaro dalla propria pensione per investire in criptovalute, una cifra che sale al 18% nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Tra coloro che sono disposti a scommettere sulle criptovalute:

  • il 43% cerca rendimenti più elevati
  • il 36% è attratto dall’innovazione tecnologica
  • il 32% desidera diversificare il proprio portafoglio.

Questo studio fa direttamente eco a un decreto firmato da Donald Trump all’inizio di agosto che apre i piani di risparmio pensionistico americani 401(k) alle criptovalute, così come ad altri asset alternativi come gli immobili non quotati o il private equity.

Questa riforma, volta ad ampliare le opzioni dei risparmiatori, in particolare dei più giovani, spesso più aperti al mondo delle criptovalute, potrebbe indirizzare una parte significativa degli 8.700 miliardi di dollari di questi fondi verso il mercato delle criptovalute.

Bitcoin e criptovalute per la vostra pensione: è una buona idea?

Il sondaggio di Aviva non specifica quali criptovalute siano oggetto dello studio. Se è facile comprendere l’interesse di integrare il Bitcoin in un piano di risparmio, data la sua capitalizzazione, la sua anzianità e la sua decentralizzazione, ciò sembra meno ovvio per asset come l’Ether o altre criptovalute, più volatili e centralizzate.

Investire una parte dei propri risparmi pensionistici in “criptovalute” può quindi rivelarsi rischioso se non si tiene conto dei fondamentali di ciascun asset. La loro forte volatilità può spingere i possessori ad agire in modo emotivo, acquistando o vendendo nel momento peggiore.

Prodotti regolamentati, come gli ETF o i piani 401(k) negli Stati Uniti, consentono di limitare questi rischi per gli investitori inesperti. Tuttavia, affidandosi a terzi depositari, privano anche i risparmiatori dei vantaggi fondamentali del Bitcoin, in particolare la sua resistenza alla censura.

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