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Taiwan sta per diventare l’ottava riserva statale in Bitcoin?

by Tim

Taiwan sta valutando la possibilità di costituire una riserva strategica in Bitcoin, basata sui 210,45 BTC già sequestrati dal Ministero della Giustizia. Questa iniziativa potrebbe portare l’isola all’ottavo posto nella classifica mondiale degli Stati detentori di BTC. Il Bitcoin potrebbe diventare per Taiwan uno strumento di diversificazione e autonomia finanziaria?

Taiwan sta valutando l’idea di una riserva strategica in Bitcoin

Recentemente abbiamo riportato la volontà del primo ministro di Taiwan, Cho Jung-tai, di collaborare con la banca centrale per studiare la possibilità di adottare il Bitcoin a livello nazionale.

Questa iniziativa è stata promossa dal deputato pro-Bitcoin Ju-chun Ko, con il sostegno attivo di Samson Mow, CEO di JAN3, noto per la sua competenza nell’accompagnare strategie volte ad accelerare l’“iperbitcoinizzazione” su scala mondiale.

Per il momento, il primo ministro e la banca centrale di Taiwan hanno solo dato il loro consenso a studiare la fattibilità e i vantaggi o gli svantaggi di costituire una riserva con i BTC sequestrati nell’ambito di procedimenti giudiziari.

Ju-chun Ko ha pubblicato su X (ex Twitter) che al 31 ottobre 2025 il Ministero della Giustizia taiwanese deteneva 210,45 bitcoin provenienti da sequestri giudiziari.

Secondo i dati di CoinGecko, questo volume collocherebbe potenzialmente Taiwan all’ottavo posto nella classifica mondiale degli Stati detentori di BTC, conclude.

Più in generale, le attività virtuali sequestrate ammontano a 1,30 miliardi di dollari taiwanesi (NT$), detenute principalmente in USDT, BTC, ETH e BNB.
Per Taiwan, l’autonomia finanziaria è un imperativo strategico

Taiwan rimane fortemente dipendente dalla sua posizione economica e strategica, in gran parte determinata dal suo ruolo centrale nell’industria mondiale dei microprocessori.

Questa specializzazione costituisce sia un punto di forza che una vulnerabilità, esponendo l’isola alle tensioni geopolitiche e ai cicli economici internazionali.

Va inoltre notato che le riserve di Taiwan comprendono circa 423 tonnellate d’oro e 577 miliardi di dollari in valuta estera, di cui il 92% in buoni del Tesoro statunitensi.

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Questa struttura di portafoglio aumenta la vulnerabilità dell’isola agli squilibri di bilancio statunitensi e all’evoluzione della politica monetaria della Federal Reserve (FED).

A ciò si aggiungono importanti fattori geopolitici, in particolare le crescenti tensioni con la Cina, attore che esercita un’influenza economica e strategica significativa nella regione indo-pacifica.

In questo contesto, l’integrazione del Bitcoin nelle riserve nazionali rientrerebbe in una logica di diversificazione strategica. Ricordiamo che basarla sui beni sequestrati dalle autorità nell’ambito di procedimenti giudiziari presenta il grande vantaggio di non generare alcuna pressione aggiuntiva sul bilancio pubblico. Per il momento, questa decisione rimane nelle mani dei decisori politici taiwanesi, una sfida all’altezza dello specialista dell’“iperbitcoinizzazione”, Samson Mow.

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