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La Cina ha davvero (ancora) vietato le criptovalute?

by Thomas

Secondo alcune voci, la Cina avrebbe nuovamente vietato le criptovalute. Oltre alla natura infondata di queste affermazioni, vedremo che la realtà è più complessa di quanto sembri.

No, la Cina non ha vietato nuovamente le criptovalute

Negli ultimi giorni, sui social network si sono diffuse alcune voci secondo cui la Cina avrebbe (ancora) vietato le criptovalute. Per semplificare, la risposta è no, ma può essere interessante approfondire un po’ l’argomento.

In primo luogo, va sottolineato che queste voci sembrano essere solo un riciclaggio di notizie vecchie, come il famoso divieto di mining nel 2021, e che al momento queste presunte nuove misure non sono state né confermate dal governo cinese, né riportate dai principali media.

A proposito del mining, il giornalista Colin Wu ricorda che, in realtà, il mining di Bitcoin “è ancora praticato in molte regioni della Cina” e che, contrariamente a quanto affermato, “la Cina non ha mai vietato le transazioni individuali in criptovalute, ma solo la partecipazione istituzionale”.

Inoltre, il giornalista ricorda lo status di Hong Kong come zona pilota, ed è vero che negli ultimi anni abbiamo assistito a un’apertura sempre più marcata di questa regione amministrativa speciale. Se Hong Kong gode di una certa autonomia, è in realtà un vero e proprio porto commerciale della Cina verso l’Occidente, e le sue iniziative in materia di blockchain non sono affatto casuali.

A questo proposito, ricordiamo che dal 30 aprile 2024 sono disponibili per il trading a Hong Kong ETF spot su Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH), che ad oggi totalizzano l’equivalente di 489,47 milioni di dollari e 86,45 milioni di dollari di patrimonio netto:

Patrimonio netto gestito dagli ETF Bitcoin (arancione) ed Ethereum (blu) di Hong Kong

Naturalmente, gli importi in gioco rimangono ben al di sotto dei loro concorrenti statunitensi, che dispongono rispettivamente di 146,48 miliardi di dollari e 20,11 miliardi di dollari di asset in gestione, il che corrisponde comunque a fattori di moltiplicazione di circa 300 e 233.

D’altra parte, Colin Wu sottolinea anche il lavoro in corso sulle stablecoin e sulla tokenizzazione degli asset reali (RWA) in Cina, mentre all’inizio di luglio abbiamo anche riportato la notizia del potenziale arrivo dell’USDC sulla piattaforma del gigante Ant Group.

Pertanto, la Cina sembra piuttosto propensa a tornare cautamente sui divieti del passato piuttosto che rafforzarli, al fine di non rimanere indietro rispetto alle altre potenze mondiali, anche se una posizione decisa non sembra ancora all’ordine del giorno.

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