L’introduzione di quadri normativi comporta talvolta una confusione dei confini tra tutela degli investitori e vigilanza generalizzata. Una situazione che riguarda più precisamente il regolamento AMLR (Anti-Money Laundering Regulation), applicabile nell’Unione europea a partire dal luglio 2027. Un dispositivo ambizioso che richiede alcuni chiarimenti per poterne valutare la portata effettiva senza cadere in un allarmismo paranoico.
AMLR: un quadro normativo problematico?
Alcuni si chiedono ancora a cosa possano servire le criptovalute. Forse a conservare una certa indipendenza rispetto alla sorveglianza applicata ai flussi finanziari, in un’epoca in cui il contante sta progressivamente scomparendo, anche se sembra importante notare che la Svezia – pioniera in questo campo da anni – ha infine fatto marcia indietro sulla questione.
Una situazione accentuata anche dall’introduzione delle valute digitali delle banche centrali (MNBC, o CBDC in inglese) e dal rischio di un possibile controllo ad esse associato. Si tratta di uno sviluppo in corso nell’Unione europea, la cui implementazione dovrebbe avvenire nel 2029, con la volontà comune di esercitare un controllo rigoroso sulle stablecoin.
In questo contesto, il ricercatore indipendente Shanaka Anslem Perera ha appena lanciato l’allarme riguardo a un testo che «tratta ogni cittadino come un criminale». In questione sono operazioni quali l’acquisto di un’auto in contanti o l’invio di oltre 1.000 euro in Bitcoin, che potrebbero presto diventare sospette.
IL CONTANTE MUORE TRA 847 GIORNI
L’Europa ha appena sancito la fine della libertà finanziaria e nessuno se ne è accorto.
Gennaio 2027: ogni euro oltre i 10.000 € diventa moneta illegale. Ogni Bitcoin necessita dell’autorizzazione del governo. Ogni transazione diventa un dato nella rete di sorveglianza di Bruxelles.
Questo… pic.twitter.com/bZYDH0SG8d
— Shanaka Anslem Perera ⚡ (@shanaka86) 10 novembre 2025
Un’occasione per Shanaka Anslem Perera per ricordare che la legittima lotta contro il riciclaggio di denaro – stimato in 500 miliardi di dollari all’anno – comporta un effetto perverso sotto forma di una possibile sorveglianza di massa della popolazione dell’Unione europea.
Pagamenti in contanti: nessun cambiamento per i francesi
In realtà, questa normativa comporta una misura molto controversa volta a limitare i pagamenti in contanti a un massimo di 10.000 euro.
Una situazione che non riguarda realmente la Francia, poiché esistono già restrizioni in questo ambito tra privati e professionisti, con un importo massimo fissato a 1.000 euro. Per quanto riguarda i pagamenti in contanti effettuati direttamente tra privati, tale limite sale a 15.000 euro.
L’obiettivo dell’AMLR risiede quindi nella volontà di armonizzazione tra gli Stati membri dell’Unione europea, poiché il contante rimane molto apprezzato in paesi come la Germania o l’Austria, direttamente interessati da questa nuova limitazione.
Criptovalute: una sorveglianza più mirata che generalizzata?
Per quanto riguarda i trasferimenti di criptovalute, l’obiettivo di questo testo – che si inserisce nella continuità del regolamento TFR (Transfer of Funds Regulation) – non implica una sorveglianza generalizzata delle transazioni on-chain, come sembrava emergere sui social network.
Infatti, la tracciabilità annunciata interverrà «esclusivamente» nell’ambito di transazioni superiori a 1.000 euro provenienti da un portafoglio auto-ospitato (self-custody) che comportino un’interazione con un fornitore di servizi regolamentato (PSAN), come ad esempio le piattaforme di scambio di criptovalute Binance, Kraken o Coinbase.
Nel caso di un trasferimento tra privati (direttamente da wallet a wallet) tale monitoraggio non viene preso in considerazione.
Si raccomanda tuttavia di tenere ben presente che qualsiasi operazione effettuata presso un servizio regolamentato comporta l’identificazione di entrambe le parti e la registrazione delle informazioni relative alla transazione.
Rischi collaterali di fuga di dati relativi alle criptovalute
Parallelamente, un altro dato si impone come potenzialmente rischioso, con l’attuazione della direttiva europea DAC8 che comporta una più ampia considerazione delle criptovalute nell’ambito degli obblighi fiscali al fine di ottimizzare la lotta contro la frode e l’evasione fiscale.
Una volontà di trasparenza che espone le informazioni raccolte sui patrimoni digitali dei contribuenti a rischi significativi, a causa della loro centralizzazione. Infatti, ciò potrebbe consentire di identificare obiettivi privilegiati per i criminali informatici o le reti organizzate.
Basta osservare come una funzionaria dell’amministrazione fiscale sia stata recentemente sospettata di aver trasmesso dati fiscali riservati a gruppi criminali per comprendere la possibile portata di questa falla nella sicurezza, in particolare in un contesto di rapimenti e sequestri di operatori del settore delle criptovalute finalizzati alla richiesta di riscatti.

Una funzionaria dell’agenzia delle entrate sospettata di aver informato la criminalità organizzata
In un ecosistema in cui il principio della self-custody si basa sulla responsabilità individuale, la protezione dei dati personali diventa ormai cruciale quanto quella delle chiavi private.