Le stablecoin si stanno affermando come il nuovo caso d’uso popolare nel settore delle criptovalute, in grado di sconvolgere l’equilibrio monetario mondiale. Un’evoluzione che potrebbe sottrarre 1.000 miliardi di dollari direttamente al settore bancario nei prossimi anni.
Stablecoin: un assorbimento dei depositi bancari stimato in 1.000 miliardi di dollari
Il mercato delle stablecoin si sta affermando come una delle tendenze crypto del 2025, con una capitalizzazione globale che ha appena superato il livello simbolico di 300 miliardi di dollari. Una goccia d’acqua rispetto alle previsioni che si susseguono al riguardo, con importi ormai stimati in migliaia di miliardi di dollari. E a ragione, dato che anche il settore bancario è interessato a queste criptovalute sostenute da valute tradizionali, di cui oltre il 99% della quantità disponibile è attualmente denominata in dollari.
Una situazione che spinge la banca Standard Chartered ad allertare su quella che presenta come la più grande fuga di capitali che il settore bancario abbia mai conosciuto. Infatti, il mercato delle stablecoin potrebbe assorbire l’equivalente di 1.000 miliardi di dollari “che lasceranno le banche dei mercati emergenti (…) entro circa tre anni”.
Una situazione evidenziata da Geoffrey Kendrick, responsabile della ricerca sulle cripto-attività presso Standard Chartered. In particolare, di fronte alle significative incertezze macroeconomiche che spingeranno i privati e le imprese dei mercati emergenti a investire il proprio denaro in portafogli di stablecoin piuttosto che nelle banche tradizionali.
Le stablecoin offrono ai consumatori e alle imprese dei mercati emergenti un nuovo accesso a ciò che equivale a un conto bancario in dollari statunitensi. Ciò rende il rischio di fuga dei depositi più elevato in questi mercati rispetto ai paesi sviluppati.
Geoffrey Kendrick
Risparmi stimati in 1.220 miliardi di dollari entro la fine del 2028
Il leader del settore Tether (USDT) lo ha capito molto bene: il futuro delle stablecoin va ben oltre l’approvazione normativa sui mercati europei o americani… che fatica a ottenere. Infatti, la loro crescita è già ampiamente avviata e molto più rapida nei mercati emergenti.
Una realtà confermata dai dati di Standard Chartered, che riportano un aumento significativo dell’utilizzo delle stablecoin come strumento di risparmio nelle economie in via di sviluppo, con un importo stimato di 1.220 miliardi di dollari entro la fine del 2028, contro gli attuali 173 miliardi di dollari.
Si tratta certamente di una stima importante, ma che alla fine rappresenta solo il 2% dei depositi bancari dei 16 paesi considerati “ad alto rischio” di fuga dei depositi. Tra questi figurano in buona parte le economie fragili di Egitto, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Marocco e Kenya, ma anche economie importanti come Turchia, India, Cina, Brasile e Sudafrica.

Negli Stati Uniti, il settore bancario sta cercando di limitare questa fuga di depositi verso il mercato delle stablecoin con il sostegno del quadro normativo GENIUS Act, che vieta agli emittenti di versare rendimenti ai loro detentori. Una dolce utopia, se si considera che attori di primo piano come Coinbase o PayPal offrono attualmente questo tipo di ricompense, grazie alle stablecoin emesse da società terze.