Nelle ultime settimane, le carte Pokémon tokenizzate stanno riscuotendo un particolare successo, con volumi in forte aumento. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di paradigma tra i collezionisti o di una moda passeggera?
Le carte Pokémon tokenizzate hanno il vento in poppa
Da alcune settimane sembra emergere una nuova tendenza nel settore dei Real-World Assets (RWA): le carte Pokémon tokenizzate.
Sebbene questa pratica non sia nuova, i dati sono effettivamente in aumento, come dimostra in particolare questa infografica di Messari, che illustra i ricavi settimanali delle principali piattaforme di scambio tra l’inizio di giugno e l’inizio di settembre:

Per quanto riguarda i volumi settimanali, possiamo anche osservare una prima fase di aumento all’inizio dell’anno, ma soprattutto un’esplosione alla fine di luglio. La scorsa settimana è stato raggiunto un picco di 45,46 milioni di dollari:

Sebbene esistano diverse piattaforme specializzate, tre sono quelle che fanno da padrone: Collector Crypt, Phygitals e Courtyard. Mentre le prime due operano su Solana (SOL), la terza è basata su Polygon (POL).
Cosa sono le carte Pokémon tokenizzate?
Nel mondo delle collezioni di carte, esiste una pratica che consente di attribuire una valutazione più o meno ufficiale a una carta: la classificazione. Una società specializzata analizzerà lo stato di conservazione della carta nei minimi dettagli, poi la proteggerà in una custodia di plastica trasparente e le attribuirà un punteggio. Da quel momento in poi, il prezzo di una carta è determinato dalla sua rarità, dall’offerta e dalla domanda, nonché dal punteggio ricevuto nella classificazione.
È qui che entra in gioco la tokenizzazione. Le società specializzate mettono in contatto collezionisti di tutto il mondo per vendere e acquistare versioni digitali di carte autentiche, sotto forma di token non fungibili (NFT). In questo modo, un collezionista può scambiare questo diritto di proprietà o venderlo, in teoria in modo molto più semplice rispetto ai metodi tradizionali, oppure distruggere l’NFT per richiedere la carta associata:

Per riprodurre l’esperienza dell’apertura di un booster (un pacchetto di carte sigillato), queste piattaforme offrono anche un meccanismo chiamato “Gacha”, ovvero una sorta di distributore che consente di acquistare una carta casuale a un prezzo fisso.
Su Courtyard, ad esempio, il prezzo di una carta casuale parte da 25 dollari e la piattaforma promette di riacquistare una carta che non ti piace al 90% del suo prezzo di mercato. Su questa offerta in particolare, c’è ad esempio il 48% di possibilità di ottenere una carta il cui valore di mercato è compreso tra 5 e 15 dollari, contro lo 0,2% per una carta compresa tra 200 e 400 dollari:

Una moda passeggera che non interessa i veri collezionisti?
Sebbene il concetto sia promettente e presenti alcune innovazioni, è opportuno interrogarsi sulla sostenibilità del modello. E a ragione, dato che un collezionista esperto, che possiede “diverse migliaia di carte da collezione”, ha confidato a Cryptoast di non aver visto un solo vero collezionista menzionare tali piattaforme nei gruppi di discussione e nei forum che frequenta.
All’interno della comunità, la piattaforma di riferimento è Cardmarket, che mette in contatto i collezionisti per l’acquisto e la vendita di carte. Pur riconoscendo i vantaggi del principio di tokenizzazione, egli controbatte spiegando che, dal punto di vista della sicurezza, esistono già “molti siti che offrono di conservare le tue carte rare per te”.
Inoltre, i prezzi su tali marketplace sono spesso più alti che nella realtà, il che alimenta la speculazione e porta a pagare “un sovrapprezzo”.
A ciò si aggiunge il fatto che si tratta di un mercato poco liquido e che non è detto che, solo perché il prezzo di una carta è elevato, sia facile venderla.
Inoltre, rispetto al collezionismo tradizionale, le carte tokenizzate presentano altri due rischi. Il primo è il rischio di controparte e, a questo proposito, è opportuno informarsi in dettaglio presso ciascuna piattaforma per sapere come far valere un NFT, la cui carta sottostante è conservata presso un terzo, in caso di chiusura di detta piattaforma. Inoltre, permane una certa incertezza giuridica. Lo scorso luglio, la Securities and Exchange Commission (SEC) ha dichiarato in merito alla tokenizzazione che “i titoli tokenizzati rimangono titoli”. Anche se a prima vista una carta Pokémon non sembra corrispondere alla definizione di un titolo finanziario, è comunque una possibilità da considerare.