Il settore delle stablecoin sta attualmente vivendo un boom senza precedenti, trainato da una rapida adozione da parte della finanza tradizionale e dei principali attori bancari. Un’equazione che avvantaggia chiaramente il dollaro americano, ampiamente sovrarappresentato nel settore, ma la Cina sembra voler accelerare il suo ingresso in questo mercato.
La Cina cerca di reagire all’ascesa delle stablecoin legate al dollaro
Il mercato delle stablecoin è entrato definitivamente in una nuova era, a seguito dell’adozione del quadro normativo GENIUS Act negli Stati Uniti. E a ragione, dato che oltre il 99% della quantità attualmente disponibile di queste criptovalute stabili è basata sul dollaro americano.
Una situazione di monopolio tale che l’eventualità di introdurre una moneta digitale di banca centrale (MNBC, o CBDC in inglese) negli Stati Uniti sembra del tutto inutile e priva di reale interesse. Tanto più che i politici repubblicani sono fermamente decisi a opporsi a questo tipo di progetto, a evidente vantaggio dello sviluppo di queste versioni private.
Questo rinnovato slancio verso l’egemonia internazionale di un dollaro indebolito dalla politica protezionistica di Donald Trump non fa però comodo a tutti. La Cina sembra infatti fermamente decisa a reagire, stando alle dichiarazioni del governatore della sua banca centrale, Pan Gongsheng, di fronte a quella che considera una profonda rimessa in discussione dell’attuale modello monetario.
Una constatazione fatta all’inizio di agosto che sembra accompagnarsi a una notevole accelerazione da parte del governo cinese, a seguito della recente volontà manifestata dal suo Consiglio di Stato di approvare l’attuazione di un nuovo piano di internazionalizzazione dello yuan di fronte all’attuale boom delle stablecoin.
L’utilizzo dello yuan è ai minimi storici per i pagamenti globali
La Cina ambisce già da molti anni a lanciare il suo yuan digitale (e-CNY) sulla scena monetaria internazionale, sfruttando il suo status di seconda economia mondiale. Tuttavia, questa moneta digitale emessa dalla banca centrale non sta riscuotendo il successo sperato, a causa di una politica di controllo governativo ritenuta troppo rigida e dei rischi legati alla sorveglianza.
Per questo motivo, lo sviluppo accelerato delle stablecoin ancorate allo yuan potrebbe affermarsi come una soluzione di primo piano per cercare di arginare il dominio schiacciante del dollaro in questo settore.
Infatti, secondo i dati SWIFT, la quota dello yuan (chiamato anche renminbi – RMB) nei pagamenti globali è scesa al minimo storico lo scorso giugno (2,88%), mentre il dollaro statunitense detiene una quota di mercato vicina al 50%.

Si tratta di un importante cambiamento di strategia da parte della Cina, che ha sempre mostrato avversione verso tutto ciò che riguarda le criptovalute, ma il principio di necessità sembra prevalere. Secondo le informazioni del sito Reuters, i dettagli del piano messo a punto dalla Cina in materia dovrebbero essere resi noti nelle prossime settimane, a seguito di una consultazione attualmente in corso tra le autorità di regolamentazione.
La vera sfida in questo caso consiste nell’aggirare le numerose restrizioni normative cinesi per poter sviluppare un mercato delle stablecoin aperto a livello internazionale. L’utilizzo di Hong Kong come torre di controllo si impone come il mezzo migliore per raggiungere questo obiettivo.