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I tassi francesi ai massimi degli ultimi 14 anni: la capacità di indebitamento dello Stato sotto pressione

by Patricia

Il costo del debito pubblico francese continua a salire. Il tasso a 10 anni ha recentemente raggiunto il 3,69%, il livello più alto dal 2011, in un contesto caratterizzato da deficit pubblici, tensioni geopolitiche e cautela da parte delle banche centrali. Un segnale seguito con attenzione dai mercati finanziari.

Tensioni geopolitiche, politiche monetarie e deficit di bilancio: le cause dell’aumento dei tassi francesi

Mentre il debito pubblico francese supera ormai i 3.400 miliardi di euro, il rialzo dei tassi di interesse riaccende i timori sulla sostenibilità delle finanze pubbliche. Dopo anni di denaro quasi gratuito, lo Stato deve nuovamente ricorrere al prestito a condizioni ben meno favorevoli.

Il tasso francese a 10 anni si attesta ora al di sopra dei massimi degli ultimi 14 anni, dopo aver raggiunto il 3,69% venerdì scorso.

Tasso francese a 10 anni dal 2005

Tasso francese a 10 anni dal 2005

Il periodo del denaro magico, caratterizzato prima della crisi Covid da tassi vicini allo zero, se non addirittura negativi, appartiene ormai al passato. Tra il 2019 e il 2021, il tasso decennale francese si era infatti attestato intorno allo 0%, in un contesto di politica monetaria estremamente accomodante da parte della Banca centrale europea (BCE), in particolare attraverso i suoi ingenti acquisti di attività.

Dal 2021 la tendenza si è invertita, per poi accelerare nettamente nel 2022. Questo rialzo è dovuto a diversi fattori:

  • Il ritorno dell’inflazione dopo la ripresa post-Covid;
  • Lo shock energetico a seguito dell’invasione dell’Ucraina;
  • L’inasprimento della politica monetaria da parte della BCE nel tentativo di contenere l’aumento dei prezzi.

Al di là di queste crisi, è anche la crescente sfiducia nei confronti del percorso di bilancio francese a preoccupare gli investitori. La Francia non registra un bilancio in pareggio dal 1974 e, in assenza di prospettive di ripresa, il timore di una fuga in avanti nei prossimi anni scoraggia gli investitori.

Le agenzie di rating hanno già espresso le loro preoccupazioni, come Fitch che nel mese di settembre 2025 ha abbassato il rating sovrano della Francia ad A+, ovvero il quinto livello della sua scala, mentre il Paese beneficiava ancora del rating massimo AAA nel 2011.

Infine, anche le attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente possono contribuire a questo recente aumento dei tassi.
La guerra alimenta l’aumento del prezzo del petrolio, con il Brent tornato sopra i 100 dollari, riaccendendo il rischio di inflazione importata in Europa.

I mercati prevedono quindi meno tagli dei tassi da parte della BCE, o addirittura una politica monetaria più prudente, il che sostiene il rialzo dei tassi a lungo termine francesi.

Come proteggersi da un potenziale default del debito francese?

La spirale di un debito fuori controllo è semplice da comprendere: se gli investitori perdono fiducia nella capacità della Francia di rimborsare il debito, esigeranno tassi sempre più elevati. Lo Stato, messo alle strette, non potrebbe più finanziare né i propri deficit né i propri servizi pubblici, fino a dover imporre un brutale aggiustamento delle proprie finanze.

Questo scenario è estremo, ma tutt’altro che inedito, come dimostrano l’Argentina, che è stata inadempiente sul proprio debito per 9 volte in 200 anni, la Germania, che ha registrato due default all’indomani delle due guerre mondiali, contribuendo in particolare all’iperinflazione del marco negli anni ’20, o ancora la Grecia, con il suo default parziale del 2012.

In questo contesto, il Bitcoin appare come un’alternativa. A livello individuale, detenere Bitcoin può consentire di proteggersi da un’eventuale svalutazione monetaria derivante da politiche che sacrificano la moneta, ma anche da eventuali sequestri dei beni della popolazione, come fece Roosevelt nel 1933 con l’Executive Order 6102, che vietava la detenzione di oro fisico.

Per lo Stato, utilizzare il Bitcoin come riserva strategica, al pari dell’oro, consentirebbe di diversificare le riserve e di beneficiare della potenziale crescita a lungo termine di questa moneta. Se il debito dovesse sfuggire al controllo, il Bitcoin potrebbe fungere da bene rifugio, sia per i cittadini che per le nazioni.

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