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Chi sono questi lobbisti americani che cercano di «affossare la DeFi»?

by Patricia

L’introduzione di leggi statunitensi favorevoli al settore delle criptovalute sembra porre la finanza decentralizzata al centro di una nuova e inaspettata competizione. Chi sono questi lobbisti del gruppo «Investors for Transparency» che stanno cercando di affossare la DeFi?

Un gruppo denominato «Investors for Transparency» sta conducendo una campagna contro la DeFi

Storicamente parlando, il modello operativo applicato alla finanza decentralizzata (DeFi) si basa su un’apertura e su solide basi comunitarie. Un equilibrio che potrebbe essere messo a dura prova nei prossimi anni con l’arrivo, annunciato come massiccio, dei giganti istituzionali e borsistici in questo panorama delle criptovalute.

Basta vedere come attori storici di Ethereum come Consensys si preparino a quotarsi in borsa, mentre il protocollo di punta della DeFi, Aave, vede la propria DAO e la società ufficiale, Avara, scontrarsi sulla proprietà del marchio e sull’appropriazione di alcune commissioni associate.

Una ridistribuzione delle carte che non sembra andare a genio a un gruppo di lobbisti statunitensi, promotori di una campagna di comunicazione il cui messaggio appare inequivocabile: «Dite al vostro senatore di approvare una legge sulle criptovalute senza disposizioni relative alla DeFi».

Campagna pubblicitaria «investors for transparency» contro la DeFi

Campagna pubblicitaria «investors for transparency» contro la DeFi

È impossibile sapere chi si nasconda realmente dietro questo gruppo, denominato «investors for transparency», la cui campagna pubblicitaria è stata portata alla ribalta sulla rete X dalla giornalista specializzata in criptovalute Eleanor Terrett. Ciò ha suscitato la reazione del fondatore del protocollo Uniswap (UNI), Hayden Adams, di fronte a quella che egli definisce una volontà di «uccidere la DeFi».

Un gruppo denominato «Investors for Transparency» sta conducendo campagne pubblicitarie e attività di lobbying per distruggere la DeFi, il sistema finanziario più trasparente al mondo. Ironico ma non sorprendente: il loro sito non rivela chi li finanzi. Ciò merita un’indagine approfondita da parte del settore delle criptovalute, sulla scia del caso Prometheum.

Hayden Adams

Si può intravedere l’impronta di Citadel Securities?

Un caso che non manca di far riaffiorare lo spettro della società Citadel Securities (anche se nulla permette di affermare che siano loro dietro questa campagna pubblicitaria), il principale market maker della Borsa di New York, apparentemente deciso a lanciarsi nel settore delle criptovalute a partire da febbraio 2025 e che figura tra gli investitori dell’ultima raccolta fondi da record (500 milioni di dollari) condotta da Ripple (XRP) alla fine dell’anno.

Una presa di posizione che si accompagna a una vera e propria guerra psicologica condotta contro i protocolli DeFi, tramite lettere ripetute inviate alla Securities and Exchange Commission (SEC) per richiedere una regolamentazione più rigorosa della loro attività, in particolare per quanto riguarda il mercato dei titoli tokenizzati.

Di fronte a questi attacchi, alcuni attori della DeFi – come il DeFi Education Fund, a16z, Digital Chamber, Orca Creative o la Fondazione Uniswap – cercano di contrattaccare tramite lettere per respingere argomenti giudicati «infondati» quando si tratta di «mercati on-chain progettati in modo ponderato».

In fin dei conti, la situazione appare piuttosto semplice, secondo la portavoce del DeFi Education Fund, Jennifer Rosenthal. Citadel Securities sta cercando «di mettere in discussione l’esistenza di una tecnologia che minaccia la propria attività e una parte significativa del proprio mercato».

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