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La storia della migliore performance di un fondo di venture capital nel settore delle criptovalute

by Patricia

Fondato nel 2017 da Kyle Samani e Tushar Jain, Multicoin Capital si è affermato come uno dei fondi di venture capital nel settore delle criptovalute più autorevoli sul mercato. La sua leggenda ruota attorno a una scommessa: la blockchain Solana. Ma dietro questa storia di successo si cela soprattutto l’ossessione per la performance, una clamorosa partenza in falso e una rara capacità di raddoppiare la posta in gioco quando tutti sono in preda al panico. Scoprite la storia di Multicoin Capital.

Due giovani laureati lontani dai canoni della Silicon Valley

Kyle Samani e Tushar Jain si incontrano alla New York University, dove studiano finanza tra il 2008 e il 2012. Il loro ingresso nel mondo della finanza coincide quindi con un’epoca in cui Wall Street smette improvvisamente di essere un orizzonte stabile: il 15 settembre 2008 Lehman Brothers dichiara fallimento, innescando un’onda d’urto sistemica.

Ben presto, la loro curiosità li spinge sia verso il settore tecnologico che verso Wall Street: seguono l’ascesa delle prime grandi app mobili, poi si trasferiscono ad Austin (Texas) e lanciano ciascuno una startup: Pristine (Google Glass nel settore sanitario) per Samani, ePatientFinder (che mette in contatto pazienti e sperimentazioni cliniche) per Jain.

Samani e Jain racconteranno in seguito di aver raccolto milioni per queste startup: una tappa fondamentale del loro percorso, sia per imparare a conquistare gli investitori sia per sopravvivere alla realtà di prodotti troppo all’avanguardia rispetto al loro mercato.

Ma il percorso verso Multicoin Capital e l’investimento non si compie in un batter d’occhio. La loro esperienza imprenditoriale infonde loro soprattutto una convinzione: il capitale non premia solo le idee, ma anche la distribuzione e, soprattutto, l’esecuzione. È proprio questa prospettiva che, alcuni anni dopo, applicheranno alle blockchain.

Kyle Samani e Tushar Jain

Kyle Samani e Tushar Jain

Creare un fondo costruendo prima di tutto la propria credibilità

Multicoin Capital non nasce come uno dei fondi crypto più prolifici. All’inizio, il duo racconta soprattutto un percorso opportunistico, poi sempre più strutturato: primi acquisti di Bitcoin già nel 2013, un’immersione più seria in Ethereum nel 2016, poi prese di profitto e arbitraggi nel 2017. In altre parole: prima di diventare «VC», hanno imparato a conoscere il mercato delle criptovalute, con i suoi cicli, le sue narrazioni e i suoi pregiudizi.

È qui che la transizione dall’imprenditoria all’investimento puro diventa logica per loro: dopo aver vissuto la raccolta di fondi dal punto di vista dei fondatori, vogliono applicare un approccio inverso, ma con una particolarità propria del mondo delle criptovalute.

Multicoin Capital adotta un approccio ibrido: cercare rendimenti su protocolli i cui token possano diventare liquidi più rapidamente delle azioni non quotate: «venture capital economics with public market liquidity», secondo la formula che si ritrova nelle comunicazioni pubbliche relative al fondo.

Il fondo annuncia una prima chiusura il 1° agosto 2017 e, non avendo né un pedigree né una rete storica nei circoli originari delle criptovalute, compensa con ciò che controlla: la tesi.

La loro credibilità si costruisce quindi attraverso analisi approfondite e molto tecniche (tokenomics, progettazione dei meccanismi di consenso, confronti tra architetture), volte tanto a convincere la comunità quanto a segnalare al mercato che non puntano esclusivamente sul momentum.

Primo smacco: EOS e il miraggio degli «Ethereum killer»

L’ossessione fondamentale di Multicoin all’epoca si riassume in una sola parola: l’esecuzione. La loro intuizione è semplice: se una blockchain vuole supportare un utilizzo di massa, deve essere veloce, scalabile e «usabile».

Nell’aprile 2018, Multicoin pubblica un rapporto molto favorevole su EOS, elogiando una blockchain orientata all’elevata scalabilità e a un’eccellente esperienza utente. Il contesto è incandescente: EOS raccoglie 4 miliardi di dollari tramite la sua ICO e nella comunità crypto si diffonde l’idea che sia nato un serio concorrente di Ethereum.

Ma la storia di EOS si trasforma rapidamente in una lezione: governance contestata, percezione di centralizzazione, promesse non mantenute… Il tipo di disillusione che danneggia in modo duraturo un fondo giovane come Multicoin Capital, ancora alla ricerca della propria legittimità.

Eppure, è proprio dopo questo insuccesso che il loro percorso diventa interessante: non rinunciano alla tesi della blockchain performante e continuano a cercare un’attuazione realmente credibile.

Solana: quando la tesi viene finalmente confermata

Multicoin Capital sostiene di aver investito nella blockchain Solana sin dal round seed (maggio 2018), ben prima del lancio della mainnet (marzo 2020). Questa precisazione è importante: non scoprono Solana quando la blockchain è di moda, ma si espongono molto presto a una rete ancora in gran parte teorica.

Nel luglio 2019, Solana annuncia di aver chiuso un round di serie A da 20 milioni di dollari, guidato da Multicoin Capital. A questo punto, il progetto mette in avanti una promessa semplice, ma ambiziosa: puntare alle prestazioni di un layer 2 direttamente sul layer principale, in particolare tramite la Proof of History.

È qui che la narrazione cambia, perché la partecipazione fin dal round seed non è un punto di arrivo per Multicoin Capital: è il punto di partenza. Oggi, Solana è diventata una delle principali blockchain sul mercato (DeFi, NFT, pagamenti, memecoin, ecc.).

La scommessa di Multicoin Capital, ovvero una blockchain molto veloce, in grado di supportare utilizzi su larga scala, non è più un’ipotesi: ha trovato una concretizzazione industriale con Solana.

Qual è stato il guadagno realizzato da Multicoin Capital su questo investimento?

La cifra esatta dei guadagni realizzati da Multicoin Capital su Solana non è pubblica, per un semplice motivo: un fondo può essere entrato a diversi prezzi (seed, serie A, acquisti secondari), essere soggetto a periodi di vesting/lock-up e, soprattutto, vendere in tranche. Tuttavia, è possibile stimare l’ordine di grandezza del multiplo teorico realizzato dal fondo.

Un procedimento giudiziario avviato da un ex investitore di Solana, riportato da Blockworks, indica che durante la seed sale i diritti futuri sui SOL erano valutati a 0,04 dollari l’uno.

Partendo da un tale punto di ingresso, anche senza conoscere il prezzo esatto di uscita (e anche se una parte è stata venduta ben prima del picco a 293 dollari), si capisce perché Solana sia diventata il caso di studio associato a Multicoin Capital: il divario tra un prezzo di pochi centesimi e un asset che, in determinati momenti di mercato, è stato quotato a diverse centinaia di dollari, si misura in migliaia di volte (sulla carta).

I dati storici sui prezzi disponibili sugli aggregatori di mercato consentono di osservare questi estremi, senza tuttavia rivelare la performance effettiva del fondo.

Il crollo di FTX: la perdita di credibilità e poi la ripresa

Il periodo 2021–2022 ricorda tuttavia una regola spietata: nell’ecosistema delle criptovalute, anche le migliori strategie possono essere distorte dalla struttura del mercato. Quando la piattaforma FTX crolla, l’onda d’urto colpisce in pieno Solana e, con essa, Multicoin Capital.

Secondo una lettera agli investitori riportata da CoinDesk, Multicoin Capital ha allora indicato che circa il 10% del proprio patrimonio totale era bloccato su FTX. Nello stesso anno, a causa di una forte esposizione su FTT, SRM e SOL, il fondo ha registrato una perdita del 91,4%, secondo fonti di mercato che fanno riferimento alle sue comunicazioni.

Il punto interessante è ciò che è successo dopo: invece di ritirarsi definitivamente dal mercato, Multicoin Capital mantiene una visione «post-crisi» secondo cui l’ecosistema Solana potrebbe sopravvivere alla scomparsa del suo principale sostenitore industriale.

E il mercato delle criptovalute, trainato dalla ripresa del 2023, dà loro ragione. Infatti, secondo quanto riportato da The Block, il fondo registra una performance eccezionale del +537% nell’anno e un guadagno cumulativo del +9.281% dal 2017.

2025: la «Solana Treasury Company», ovvero l’istituzionalizzazione della scommessa

Nel settembre 2025, Multicoin Capital annuncia di aver condotto, insieme a Jump Crypto e Galaxy, un aumento di capitale di 1,65 miliardi di dollari in Forward Industries per avviare una strategia di tesoreria orientata alla criptovaluta SOL.

L’idea è quella di trasporre, con la SOL di Solana, un modello reso popolare da Strategy con il Bitcoin, operando al confine tra i mercati tradizionali (accesso al capitale) e i rendimenti on-chain (staking/partecipazione alla rete).

Questo tipo di veicolo di investimento rimane tuttavia intrinsecamente legato ai cicli di mercato: può amplificare sia i rialzi che i ribassi ed espone a dinamiche di leva finanziaria, rifinanziamento e volatilità dell’asset sottostante.

Cosa racconta (davvero) Multicoin sul capitale di rischio crypto

La storia di Multicoin Capital non è solo quella di una scelta azzeccata sulla blockchain Solana. È un promemoria del fatto che le criptovalute amplificano tutto. Le convinzioni si trasformano in montagne russe, gli errori non si pagano in punti di reputazione ma in anni di drawdown e il confine tra tesi fondamentale e struttura di mercato può crollare nel giro di una settimana.

Multicoin ha costruito il proprio marchio su un’idea semplice: se le criptovalute devono supportare usi di massa, allora le prestazioni di esecuzione non sono un lusso. Solana ha dato corpo a questa tesi. FTX l’ha quasi distrutta.

E il periodo 2023–2025 dimostra che Samani e Jain non si accontentano di essere sopravvissuti: ora stanno cercando di industrializzare la loro scommessa, con veicoli di investimento che riprendono i codici di Wall Street.

Così, Multicoin Capital si è guadagnata un posto a parte nella storia delle criptovalute accettando una volatilità che la maggior parte dei fondi non sopporta. Il futuro ci dirà se la Solana Treasury Company è l’ultimo atto di razionalizzazione o un rischio in più in un mercato che punisce l’eccesso di certezza.

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