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Una statua di Satoshi Nakamoto ora si trova di fronte al toro di Wall Street

by Michael

Satoshi Nakamoto prende posto di fronte al toro di Wall Street. Una sagoma anonima in metallo lucido siede dove la finanza tradizionale domina da decenni. Bitcoin, un tempo marginale, oggi si inserisce nel cuore del sistema che avrebbe dovuto aggirare.

Satoshi Nakamoto si siede di fronte al toro di Wall Street

Un nuovo monumento simbolico per Bitcoin è stato installato a Wall Street, nella Borsa di New York (NYSE): una statua di Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore della blockchain.

Di fronte a lui, che troneggia dal 1989, il toro di bronzo, emblema intramontabile della finanza tradizionale e dell’ottimismo dei mercati azionari. Un faccia a faccia carico di significato: il vecchio mondo finanziario di fronte alla più importante rivoluzione monetaria dai tempi della corsa all’oro.

L’opera, ideata dall’artista italiana Valentina Picozzi, alias Satoshi Gallery, rappresenta la sagoma di una persona incappucciata, con un computer sulle ginocchia, l’incarnazione di Satoshi.

Realizzata con sottili lastre di metallo lucido, la statua lascia intravedere il vuoto attraverso la sua struttura. Vista di fronte, solo la sagoma rimane visibile, come disegnata in filigrana, una metafora delle linee di codice che compongono il protocollo Bitcoin.

Twenty One Capital installa una statua di Satoshi Nakamoto, l’inventore del Bitcoin, all’interno del NYSE. Questo nuovo luogo simboleggia un terreno comune tra i sistemi emergenti e le istituzioni consolidate. Dal codice alla cultura, questa installazione incarna una riflessione artistica sul modo in cui le nuove idee si integrano nella storia comune.

Si tratta della quinta statua di un progetto mondiale che dovrebbe contarne 21, un riferimento al limite fissato a 21 milioni di BTC. Al momento ce n’è una a Lugano in Svizzera, una a El Zonte (Bitcoin Beach) in Salvador, una a Tokyo in Giappone e una ad Hanoi in Vietnam.

Inoltre, l’installazione della statua coincide con l’anniversario del lancio della mailing list Bitcoin, avviata da Nakamoto il 10 dicembre 2008.

Da allora, Bitcoin è passato dallo status di esperimento marginale a quello di asset strategico.
Oggi, oltre 3,7 milioni di BTC, pari a oltre 336 miliardi di dollari, sono detenuti da istituzioni, aziende e Stati.
Jack Mallers e Tether lanciano la loro tesoreria Bitcoin, la prima ad entrare nella borsa di New York

La statua di Satoshi Nakamoto a Wall Street non sarebbe mai stata realizzata senza il coinvolgimento di Twenty One Capital (XXI), una società di tesoreria lanciata di recente, sostenuta da Jack Mallers, fondatore della piattaforma di scambio Strike, e Tether, l’emittente della stablecoin USDT.

Questa nuova tesoreria Bitcoin, che va quindi a competere con Strategy di Michael Saylor, ha l’obiettivo di facilitare l’esposizione al Bitcoin attraverso i canali più tradizionali della finanza

Ma dietro questa operazione simbolica si nasconde una contraddizione fondamentale. Twenty One Capital detiene oltre 43.500 BTC, il che la rende il terzo più grande detentore privato di Bitcoin al mondo, subito dopo il miner Marathon Digital (53.700 BTC) e Strategy (660.000 BTC).

Una performance impressionante… ma che solleva alcune domande. Perché queste società di tesoreria, pur apparendo come alleate di Bitcoin, in realtà snaturano la filosofia di Bitcoin favorendo la sua detenzione da parte di terzi di fiducia. Bitcoin è stato concepito per rendere gli individui sovrani, non per farli dipendere nuovamente da intermediari.

Pertanto, delegare la custodia dei propri BTC a un’azienda equivale a riprodurre le vulnerabilità del sistema bancario tradizionale: esposizione alla censura, al congelamento dei fondi e ai sequestri sotto pressione normativa. Questo paradosso solleva una domanda fondamentale: si può davvero celebrare la rivoluzione Bitcoin… centralizzandone l’uso?

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