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Imposta dell’1% sul «patrimonio improduttivo»: questo emendamento solleva interrogativi sotto molti aspetti

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Venerdì, i deputati del MoDem, del PS e del RN hanno approvato un emendamento che introduce un’imposta sul patrimonio improduttivo. Cosa prevede questo testo, che solleva già numerosi interrogativi sulla sua rilevanza economica?

Che cos’è questa nuova imposta sul patrimonio improduttivo?

Venerdì è stato approvato un emendamento sul «patrimonio improduttivo» nell’ambito del Progetto di Legge Finanziaria (PLF) 2026. Presentato dal MoDem, il testo ha ricevuto anche il sostegno dei deputati del Rassemblement National (RN) e del Partito Socialista (PS).

Con l’obiettivo di trasformare l’imposta sul patrimonio immobiliare (IFI), questa novità, definita «breccia politica» dall’imprenditore Eric Larchevêque, solleva non pochi interrogativi. Infatti, il suddetto emendamento impone un’aliquota dell’1% all’anno su ogni quota del patrimonio definita «improduttiva» per «la frazione del valore netto imponibile» superiore a 2 milioni di euro.

In questo caso, la sfida consiste quindi nel definire cosa si intenda per «improduttivo». Ciò comprende i seguenti beni:

  •  I beni digitali senza alcuna eccezione;
  • I beni mobili materiali (oggetti preziosi, oro, automobili, yacht, opere d’arte, ecc.);
  • I fondi assicurativi sulla vita « non destinati a investimenti produttivi », inclusi i fondi obbligazionari.

Nel settore immobiliare, alcuni beni sono esenti da tale imposta se soddisfano diverse condizioni, tra cui l’essere affittati a terzi non legati da vincoli di parentela con un contratto di locazione della durata di almeno 12 mesi.

Con il pretesto di incoraggiare gli investimenti produttivi (come il mercato azionario), l’emendamento si propone quindi di modificare l’IFI, che «oggi appare economicamente incoerente»:

Al fine di incoraggiare gli investimenti produttivi, il presente emendamento propone di riformare l’IFI affinché si avvicini a un’imposta sul patrimonio improduttivo, escludendo dalla sua base imponibile i beni immobili produttivi — considerati tali gli immobili affittati per più di un anno che soddisfano criteri, in particolare, ambientali — pur integrando o mantenendo al suo interno i beni improduttivi: beni immobili non produttivi, beni mobili materiali (oggetti di valore, automobili, yacht, aerei, arredi, ecc.), beni digitali, polizze vita per i fondi non destinati a investimenti produttivi.

Sebbene il testo sia ormai integrato nella versione attuale del PLF 2026, lo stesso PLF deve ancora affrontare l’iter parlamentare, e non è quindi ancora del tutto certo, al momento, che questa nuova imposta venga effettivamente introdotta.

Tuttavia, questa eventualità solleva già ora interrogativi per i precedenti che essa genera. Per quanto riguarda le criptovalute, ad esempio, ciò implicherebbe la necessità di dichiarare all’amministrazione fiscale anche gli indirizzi dei portafogli auto-ospitati, il che solleva seri interrogativi sulla privacy, soprattutto di fronte al rischio di fuga di dati.

Inoltre, i fondi monetari contengono quote significative del debito francese. Di conseguenza, la misura può essere vista come una tassa per avere «il privilegio» di detenere il debito del terzo paese più indebitato dell’Unione europea; ma, incoraggiando i francesi a disfarsi delle loro obbligazioni, ciò aumenterà soprattutto la quota di questo stesso debito detenuta da potenze straniere.

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