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Quale sarà l’impatto effettivo del quadro normativo europeo antiriciclaggio AMLR?

by Thomas

L’introduzione di quadri normativi comporta talvolta una confusione dei confini tra tutela degli investitori e vigilanza generalizzata. Una situazione che riguarda più precisamente il regolamento AMLR (Anti-Money Laundering Regulation), applicabile nell’Unione europea a partire da luglio 2027. Un dispositivo ambizioso che richiede alcuni chiarimenti per poterne valutare la portata effettiva senza cadere nella paranoia allarmistica.

AMLR: un quadro normativo problematico?

Alcuni si chiedono ancora a cosa possano servire le criptovalute. Forse a mantenere una certa indipendenza dalla sorveglianza esercitata sui flussi finanziari, in un’epoca in cui il contante sta progressivamente scomparendo, anche se sembra importante notare che la Svezia – pioniera in questo campo da anni – abbia infine fatto marcia indietro sulla questione.

Una situazione accentuata anche dall’introduzione delle valute digitali delle banche centrali (MNBC, o CBDC in inglese) e dal rischio di un possibile controllo ad esse associato. Uno sviluppo in corso da parte dell’Unione europea, la cui implementazione è prevista per il 2029, con la volontà comune di esercitare un controllo rigoroso sulle stablecoin.

In questo contesto, il ricercatore indipendente Shanaka Anslem Perera ha appena lanciato l’allarme riguardo a un testo che «tratta ogni cittadino come un criminale». In questione ci sono operazioni quali l’acquisto di un’auto in contanti o l’invio di oltre 1.000 euro in Bitcoin, che potrebbero presto diventare sospette.

L’occasione per Shanaka Anslem Perera di ricordare che la legittima lotta contro il riciclaggio di denaro – stimato in 500 miliardi di dollari all’anno – comporta un effetto perverso sotto forma di una possibile sorveglianza di massa della popolazione dell’Unione europea.

Pagamenti in contanti: nessun cambiamento per i francesi

In pratica, questa normativa comporta una misura molto controversa volta a limitare i pagamenti in contanti a un massimo di 10.000 euro.

Una situazione che non riguarda realmente la Francia, poiché esistono già restrizioni in questo ambito tra privati e professionisti, con un importo massimo fissato a 1.000 euro. Per quanto riguarda i pagamenti in contanti effettuati direttamente tra privati, tale limite sale a 15.000 euro.

L’obiettivo dell’AMLR risiede quindi nella volontà di armonizzazione tra gli Stati membri dell’Unione europea, poiché il contante rimane molto diffuso in paesi come la Germania o l’Austria, direttamente interessati da questa nuova limitazione.

Criptovalute: una sorveglianza più mirata che generalizzata?

Per quanto riguarda i trasferimenti di criptovalute, l’obiettivo di questo testo – che si inserisce nella continuità del regolamento TFR (Transfer of Funds Regulation) – non implica una sorveglianza generalizzata delle transazioni on-chain, come invece era emerso sui social network.

Infatti, la tracciabilità annunciata interverrà «esclusivamente» nell’ambito di transazioni superiori a 1.000 euro provenienti da un portafoglio in auto-custodia (self-custody) che comportino un’interazione con un fornitore di servizi regolamentato (PSAN), come ad esempio le piattaforme di scambio di criptovalute Binance, Kraken o Coinbase.

Nel caso di un trasferimento tra privati (direttamente da wallet a wallet) tale monitoraggio non viene preso in considerazione.

È tuttavia importante tenere presente che qualsiasi operazione effettuata tramite un servizio regolamentato comporta l’identificazione di entrambe le parti e la registrazione delle informazioni relative alla transazione.

Rischi collaterali di fuga di dati relativi alle criptovalute

Parallelamente, un altro aspetto si rivela potenzialmente rischioso, con l’attuazione della direttiva europea DAC8 che comporta una più ampia considerazione delle criptovalute nell’ambito degli obblighi fiscali al fine di ottimizzare la lotta contro la frode e l’evasione fiscale.

Una volontà di trasparenza che espone le informazioni raccolte sui patrimoni digitali dei contribuenti a rischi significativi, a causa della loro centralizzazione. Infatti, ciò potrebbe consentire di identificare obiettivi privilegiati per i criminali informatici o le reti organizzate.

Basta vedere come una funzionaria dell’agenzia delle entrate sia stata appena sospettata di aver trasmesso dati fiscali riservati a gruppi criminali per comprendere la possibile portata di questa falla nella sicurezza, in particolare in un contesto di rapimenti e sequestri di operatori del settore delle criptovalute finalizzati alla richiesta di riscatti.

Una funzionaria dell’agenzia delle entrate sospettata di aver fornito informazioni alla criminalità organizzata

Una funzionaria dell’agenzia delle entrate sospettata di aver fornito informazioni alla criminalità organizzata

In un ecosistema in cui il principio della «self-custody» si basa sulla responsabilità individuale, la protezione dei dati personali diventa ormai cruciale quanto quella delle chiavi private.

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