La crescente diffusione del Bitcoin comporta un aumento costante dei suoi utenti, ma anche la conquista di nuovi territori. Una distribuzione mondiale in forte accelerazione alla quale partecipa attivamente 1 paese su 6 nel mondo.
Sempre più paesi si espongono al Bitcoin
Dal suo lancio ufficiale nel 2009, l’evoluzione del Bitcoin ha attraversato numerosi cicli. Fasi spesso associate a nuovi massimi storici per il prezzo del BTC, ma che riguardano anche la sua adozione sempre più importante nel corso del tempo.
Una situazione su cui si è appena concentrato il Bitcoin Policy Institute, un’organizzazione senza scopo di lucro che studia le implicazioni politiche e sociali della regina delle criptovalute, nell’ambito di un rapporto completo intitolato: Adozione da parte degli Stati-nazione: come e perché i paesi si espongono al Bitcoin?
Secondo i dati raccolti, questa indagine “evidenzia la rapida accelerazione di questa tendenza nel corso dell’ultimo anno”. Un movimento le cui origini sono tuttavia identificate nel precedente ciclo rialzista del BTC, con paesi come El Salvador e la Repubblica Centrafricana.
Poi sono arrivati gli Stati Uniti con il loro progetto di riserva strategica in Bitcoin, e tutto è cambiato definitivamente. Un’accelerazione notevole che ora coinvolge una trentina di paesi – circa 1 su 6 nel mondo – con un’esposizione già attiva (27) o progetti legislativi e/o politici in corso (13).

Quali sono i modelli di esposizione privilegiati?
In realtà, l’esposizione al Bitcoin evidenziata in questo rapporto implica diverse operazioni che possono essere distinte o associate. La più popolare rimane ovviamente il principio della riserva strategica nazionale, che attualmente riguarda 16 paesi, di cui 4 progetti sono attivi (Stati Uniti, El Salvador, Svizzera, Arabia Saudita) e 12 sono in corso.
Esistono poi esposizioni considerate meno visibili, in primo luogo l’attività mineraria associata alla blockchain del Bitcoin, che attualmente coinvolge attivamente 11 paesi, come il Bhutan e El Salvador, ma anche Russia, Argentina, Etiopia e Iran.

Segue poi la detenzione passiva di BTC, per lo più sequestrati nell’ambito di procedimenti giudiziari, che talvolta rientra nell’ambito delle riserve strategiche volontarie o “per inazione”, con 7 paesi identificati.
Infine, altre attività legate al Bitcoin rientrano in questo principio di esposizione, come la possibilità di pagare le proprie imposte in BTC in paesi e regioni come Panama, Dubai, Colorado, Detroit e alcuni cantoni svizzeri.
Ultimo punto importante menzionato: l’istituzione di fondi pensione e fondi sovrani che riguarda paesi come la Corea del Sud, la Norvegia, il Bhutan e gli Emirati Arabi Uniti.
Secondo il Bitcoin Policy Institute, le ragioni principali dell’attuale esposizione al Bitcoin sono la diversificazione e la volontà di proteggersi dal deprezzamento del dollaro. Una dinamica che in appena un anno è passata da uno status considerato marginale a una vera e propria “tendenza strutturale”, di fronte alla quale i ritardatari potrebbero trovarsi rapidamente penalizzati.