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La Bulgaria avrebbe potuto ripagare il proprio debito se non avesse venduto i propri Bitcoin nel 2018

by Patricia

La necessità di integrare il Bitcoin nelle riserve strategiche del governo appare ormai inevitabile. Soprattutto se si considera la vendita di 213.500 BTC effettuata nel 2018 dalla Bulgaria, con un importo attuale che consentirebbe di cancellare completamente il proprio debito pubblico.

Quando la Bulgaria ha rivenduto 213.519 BTC per 3,1 miliardi di dollari

Il forte trend rialzista del Bitcoin, in atto sin dalla sua creazione, ha la capacità di imporre bilanci contabili dolorosi a coloro che non sono riusciti a resistere al richiamo della vendita. Questo è il motivo per cui la questione della conservazione dei BTC si pone ormai anche nelle sale ovattate dei governi. Una logica di conservazione nazionale recentemente riportata in auge dal presidente Donald Trump, con un progetto di riserva strategica – alimentata in gran parte da sequestri giudiziari – di cui si attende ancora l’effettiva attuazione.

La promessa di questi fondi governativi in BTC riaccende regolarmente il ricordo delle operazioni di rivendita meno gloriose nel settore, in particolare alla luce del recente massimo storico del Bitcoin, che ha ormai superato i 122.800 dollari. E tanto vale dire che la Bulgaria appare come un errore da non ripetere.

Infatti, alla fine del 2017, questo paese balcanico possedeva un portafoglio composto da 213.519 BTC sequestrati nell’ambito di un procedimento giudiziario. Un periodo in cui il Bitcoin aveva appena registrato un picco storico alle porte dei 20.000 dollari, senza però superare questa soglia simbolica. Un’occasione per il governo bulgaro di rivendere l’intero patrimonio per un valore stimato di poco superiore ai 3,1 miliardi di dollari.

La Bulgaria ha venduto tutti i suoi BTC alla fine del 2017

Un’operazione che oggi consentirebbe di ripagare il debito pubblico

Un’operazione interessante, considerando il prezzo del Bitcoin all’epoca. Ma un calcolo che diventa rapidamente più problematico se si considera che avrebbe permesso di raccogliere oltre 25 miliardi di dollari attuali. Si tratta di un importo superiore al suo debito pubblico, stimato in 24 miliardi di dollari sul sito del Forum economico mondiale.

Facile a dirsi, diranno alcuni. Ma, come spiega il fondatore di Obchakevich Research, sembra imperativo immergersi nuovamente nel clima normativo dell’epoca, quando il Bitcoin era ancora considerato a livello globale una truffa altamente speculativa senza futuro. Tanto più che proveniva da sequestri giudiziari.

Secondo questo esperto, questa storia “riflette il modo in cui la maggior parte dei governi ancora non comprende appieno cosa possa essere la criptovaluta: non solo un bene speculativo, ma un’opportunità di riserva strategica”. La Bulgaria avrebbe infatti potuto rivendere una parte dei suoi BTC per diversificare il proprio portafoglio, conservando comunque questi fondi nel lungo periodo. Questa lezione dovrebbe servire da esempio per motivare i governi che detengono BTC sequestrati a non affrettarsi a rivendere tutto. Un elenco in cui Stati Uniti e Cina figurano rispettivamente al primo e al secondo posto a livello mondiale con portafogli stimati in 24,5 miliardi di dollari (207.189 BTC) e 23 miliardi di dollari (194.000 BTC). Inutile dire che ci vorrà ben altro per cancellare l’abissale debito americano, ormai superiore ai 36.000 miliardi di dollari.

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