Durante la notte, il prezzo del Bitcoin (BTC) è sceso nuovamente, trascinando con sé il resto del mercato delle criptovalute. Cosa possiamo dire di questa nuova fase ribassista?
Il Bitcoin (BTC) e le criptovalute vacillano nuovamente
La scorsa settimana, il prezzo del Bitcoin (BTC) era riuscito a riconquistare il livello dei 90.000 dollari, ma questo tentativo sembra ora destinato a fallire, poiché l’asset ha subito un forte calo nel corso della notte, scendendo brevemente sotto gli 86.000 dollari:

Andamento orario del BTC
Al momento della stesura di questo articolo, un bitcoin viene scambiato a 86.300 dollari, in calo del 5,2% nelle ultime 24 ore. Più in generale, anche il resto del mercato delle criptovalute risente della situazione, con una capitalizzazione in calo del 4,9% e i valori della top 10 che perdono talvolta oltre l’8%, come nel caso di ADA o DOGE:

Panoramica delle prime 10 criptovalute
In occasione di ogni fase ribassista (o rialzista), è consuetudine cercare ragioni per spiegare il movimento, e si possono quindi esplorare alcune ipotesi.
Le probabili ragioni di questo calo
Per quanto riguarda le liquidazioni sui mercati perpetui, si registrano 641,5 milioni di dollari di posizioni soggette a chiusura forzata e, di questi volumi, 567 milioni di dollari provengono da posizioni di acquisto. Certo, gli importi in gioco sono consistenti, ma ben lungi dall’essere significativi se paragonati a quanto si osserva durante le ondate di panico.
Giovedì scorso abbiamo riportato gli avvertimenti di S&P Global riguardo a Tether, che hanno accentuato il clima di malumore generale. Da allora, Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, ha sottolineato che Tether disponeva ancora di liquidità in eccesso rispetto al proprio passivo, con una differenza di 30 miliardi di dollari alla fine dello scorso trimestre. Parallelamente, i titoli del Tesoro detenuti dalla società le frutterebbero 500 milioni di dollari di profitti mensili.
Per quanto riguarda altre ipotesi, Phong Le, amministratore delegato di Strategy, ha dichiarato sabato nel programma «What Bitcoin Did» che la società potrebbe potenzialmente vendere bitcoin se il suo valore di borsa dovesse scendere al di sotto del suo valore contabile netto e se incontrasse difficoltà nel raccogliere nuovi capitali. Tuttavia, l’interessato ha anche precisato: «Non vorrei che la nostra azienda vendesse Bitcoin».
Inoltre, sabato la Banca popolare cinese ha ribadito la propria posizione riguardo alle criptovalute, richiamando quella del governo del Paese:
Le attività commerciali legate alle criptovalute costituiscono attività finanziarie illegali. Le stablecoin, una forma di moneta virtuale, attualmente non soddisfano in modo efficace i requisiti di identificazione dei clienti e di lotta al riciclaggio di denaro, il che le espone al rischio di essere utilizzate a fini di riciclaggio di denaro, frode finanziaria e trasferimenti transfrontalieri di fondi illegali.
Tuttavia, questi ultimi tre fattori, sebbene negativi e potenzialmente in grado di pesare sul clima generale dell’ecosistema, non sembrano corrispondere alla tempistica del calo, che ha subito un’accelerazione a partire dalla mezzanotte, ora di Parigi.
Un’altra spiegazione potrebbe risiedere nella Banca del Giappone, dato che il suo governatore, Kazuo Ueda, ha lasciato intendere che i tassi potrebbero aumentare questo mese. Del resto, il rendimento delle obbligazioni giapponesi a 2 anni ha ora raggiunto il livello più alto dal 2008.
Da anni lo yen è svalutato rispetto a valute come l’euro e il dollaro, e ciò ha incentivato i prestiti in yen per investire sui mercati esteri. In caso di aumento dei tassi, questa pratica potrebbe diventare meno redditizia e comportare un ritorno dei capitali sul suolo giapponese, il che può spiegare i timori del mercato.
Tuttavia, nonostante le dichiarazioni di Kazuo Ueda, va sottolineato che questa eventualità è nota da tempo. Pertanto, se il mercato delle criptovalute dovesse diventare così nervoso, l’attuale tendenza al ribasso potrebbe essere più di una semplice correzione.