Nonostante un forte calo registrato il 30 gennaio, i prezzi dell’oro e dell’argento hanno superato soglie simboliche, con un’impennata vertiginosa nel giro di pochi mesi e volumi record. Al di là della narrativa monetaria, la dinamica attuale sembra quella di un mercato guidato dai flussi, sullo sfondo dell’assorbimento dell’eccesso di risparmio globale. Un motore potente, ma instabile. Questo aumento dei prezzi dei metalli preziosi sta giungendo al termine?
L’oro accelera, l’argento ancora di più
Da diversi mesi l’oro e l’argento stanno registrando un’ascesa fulminea. Il rialzo iniziato negli ultimi anni ha subito una netta accelerazione, al punto che l’oncia d’oro supera la soglia dei 5.000 dollari e l’oncia d’argento quella dei 100 dollari.
Dopo un aumento di oltre il 60% nel 2025, il prezzo dell’oro registra già un guadagno superiore al 15% dall’inizio dell’anno al 30 gennaio. L’argento, che nel 2025 aveva registrato un’impennata di oltre il 140%, dal 1° gennaio è cresciuto di circa il 40%.
Questa accelerazione si riflette anche nella velocità di crescita dei prezzi. All’oro sono occorsi quasi 1.700 giorni per passare da 2.000 a 3.000 dollari. Ci sono voluti solo 207 giorni per raggiungere i 4.000 dollari, poi solo 111 giorni per superare la soglia dei 5.000 dollari.
Questa riduzione del tempo necessario per guadagnare ogni fascia di 1.000 dollari illustra un cambiamento di regime che va oltre il semplice dibattito sul valore intrinseco del metallo.
Su un grafico lineare, l’aumento di questi metalli appare naturalmente parabolico. L’informazione più utile si trova sul grafico logaritmico, dove la pendenza si è anch’essa marcatamente irripidita da diversi mesi, in particolare per l’argento.

I differenziali relativi tra oro e argento e le rispettive medie mobili a cinque anni superano il picco del 2011, ma rimangono inferiori al picco del 1980 (Fonte: TradingView)
Storicamente, questo tipo di configurazione, caratterizzata sia da un’accelerazione brusca sia da uno scostamento insolitamente ampio rispetto alla media di lungo periodo (5 anni nel grafico), è tipica delle fasi di intensa speculazione, anche quando i fondamentali sottostanti sono ben reali, come è avvenuto per il cacao nel 2023 o per l’oro e l’argento all’inizio degli anni 2010.
Un mercato trainato dai flussi speculativi grazie a una narrativa accattivante
Si è tentati di spiegare l’impennata con la perdita di fiducia negli asset statunitensi, la messa in discussione dello status del dollaro o la percezione di un’erosione dell’indipendenza della Federal Reserve (Fed). Questi fattori esistono e costituiscono una narrativa coerente, ma da soli non spiegano l’estrema convessità osservata negli ultimi mesi.
I dati di mercato confermano un’interpretazione più orientata ai «flussi» che ai «fondamentali». Il 2025 è stato caratterizzato da afflussi record verso gli ETF sull’oro. Più recentemente, il CME Group ha annunciato un record assoluto di 3.338.528 contratti scambiati sul proprio complesso dei metalli il 26 gennaio.
Il meccanismo è semplice: più un mercato mostra un forte momentum e supera soglie simboliche, più attira flussi, il che rafforza ulteriormente il momentum. Il circolo virtuoso si autoalimenta e può durare più a lungo del previsto, fino al momento in cui la narrativa che lo sostiene inizia a indebolirsi, spesso prima ancora che i fondamentali cambino.
Oro e argento come «serbatoio» del surplus di risparmio
Alla dimensione speculativa si aggiunge un fattore più strutturale, spesso sottovalutato: l’assorbimento dell’eccesso di risparmio mondiale.
Da molti anni, politiche di tipo «beggar-thy-neighbor» hanno mantenuto il dollaro artificialmente forte attirando flussi di capitali, impedendo ai tassi di cambio di svolgere appieno il loro ruolo di aggiustamento degli squilibri commerciali. In questo contesto, un dollaro duraturamente forte è diventato la norma, nonostante i persistenti deficit commerciali statunitensi.
Se tali deficit non vengono più compensati automaticamente da afflussi verso gli attivi in dollari, allora l’aggiustamento tramite il tasso di cambio torna a essere un meccanismo dominante, il che pesa meccanicamente sul dollaro.
In un mondo ancora dominato da modelli di crescita mercantilistici, l’eccesso di risparmio deve essere riciclato. Tuttavia, non esiste un’alternativa di riserva sufficientemente ampia da assorbire tale eccesso in modo duraturo. Allo stesso tempo, l’amministrazione statunitense mostra una tolleranza sempre minore nei confronti dell’assorbimento di tale risparmio senza contropartita. Risultato: una parte di questo eccesso di risparmio potrebbe essere reindirizzata verso l’oro e l’argento, che si impongono di fatto come attività di riserva neutre.
Ciò che potrebbe interrompere la dinamica rialzista
Esiste una solida base fondamentale. Ma man mano che i prezzi salgono, gli attori economici si adattano.
Il Financial Times ha recentemente sottolineato che, con prezzi intorno ai 112 dollari l’oncia, l’argento rappresenta ormai fino al 26% del costo totale di un modulo fotovoltaico. Di fronte a questo aumento, le aziende accelerano le strategie di «thrifting» e di sostituzione, in particolare attraverso tecnologie che utilizzano contatti in rame. La domanda industriale diventa quindi più elastica.
In un contesto guidato dai flussi, l’arresto della tendenza al rialzo può derivare anche da un semplice cambiamento di percezione. Un allentamento delle tensioni geopolitiche, come un accordo commerciale tra Donald Trump e Xi Jinping o un passo avanti diplomatico in Ucraina, potrebbe bastare a indebolire la narrativa dominante. Allo stesso modo, uno shock di politica monetaria, o semplicemente una rivalutazione della traiettoria della Federal Reserve, potrebbe provocare un’ondata coordinata di prese di profitto.
In questo contesto, l’annuncio di venerdì 30 gennaio da parte della Casa Bianca della nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Fed potrebbe aver indebolito la narrativa di una Fed troppo accomodante. Warsh è riuscito recentemente a conquistare il presidente americano con dichiarazioni di parte e accomodanti, ma il suo passato lo colloca piuttosto nel campo di chi è favorevole a una politica restrittiva, con una maggiore attenzione al rischio di inflazione.
Durante la crisi del 2008, all’epoca in qualità di governatore, si era mostrato riluttante a prolungare l’allentamento monetario dopo il crollo di Bear Stearns, per poi continuare a sottolineare i rischi inflazionistici in autunno, dopo il crollo di Lehman Brothers, anche quando l’economia stava entrando in un contesto disinflazionistico. Questo contrasto tra un tono recente giudicato accomodante e un approccio passato restrittivo potrebbe bastare a destabilizzare un mercato già saturo di posizioni, e quindi a indebolire il motore marginale del movimento.
Infine, contano anche i fattori tecnici. Una stabilizzazione, o addirittura deflussi netti, sugli ETF sull’oro può indebolire la convinzione degli acquirenti recenti. Livelli record di attività, combinati a un’elevata volatilità, aumentano inoltre il rischio di episodi di deleveraging, ovvero di riduzione forzata delle esposizioni.
In questo contesto, un aumento dei requisiti di margine deciso dalla camera di compensazione del CME sui contratti a termine sull’oro e sull’argento, pratica comune in fasi di tensione, potrebbe fungere da catalizzatore di normalizzazione.

Volatilità implicita dell’oro e dell’argento (Fonte: TradingView)
Conclusione
La tesi rialzista sull’oro e sull’argento non si basa esclusivamente sulla geopolitica o sulla sfiducia nella moneta. Deriva soprattutto da un mix di speculazione autoalimentata e di ridistribuzione di un eccesso di risparmio globale verso attività di riserva “neutre”. Finché i flussi rimarranno orientati all’acquisto, la dinamica potrà protrarsi.
Il punto di rottura deriverà probabilmente da un fattore semplice: un’inversione di tendenza dei flussi degli ETF, un’inversione di tendenza del dollaro e dei tassi reali, un inasprimento dei margini sui derivati, oppure uno shock politico e monetario che indebolisca la narrativa. Se questi segnali dovessero manifestarsi, la normalizzazione potrebbe essere rapida, proprio come lo è stato il rialzo.