Tra il 2011 e il 2013, un certo Mike Caldwell ha creato delle monete fisiche associate al Bitcoin chiamate Casascius Coins, con importi e rarità diversi.
Due di esse, contenenti 1.000 BTC ciascuna, sono state appena riattivate dopo 13 anni di inattività.
Riappaiono 2 Casascius Coins da 1.000 BTC
Fin dalla sua creazione nel 2009, il Bitcoin è stato spesso criticato per la sua natura immateriale. Una realtà alla quale Mike Caldwell, ingegnere informatico dello Utah che risponde allo pseudonimo di Casascius, ha cercato di dare una risposta molto concreta nel 2011 con la creazione delle sue famose Casascius Coins.
In realtà, ciascuna di queste monete metalliche rappresenta dei veri e propri bitcoin integrati al suo interno, sotto forma di una chiave privata nascosta e protetta da un ologramma che ne garantisce l’immobilità. Ne esistono diversi tipi, con importi e caratteristiche diverse, come il metallo utilizzato che può rappresentare una certa quantità di oro.
Mentre alcune, composte da ottone, contengono solo 1 BTC, sono gli esemplari più rari che hanno ripreso vita dopo oltre 13 anni di letargo. Infatti, secondo le informazioni condivise dall’account X Documenting Bitcoin, recentemente sono apparsi sulla blockchain dei trasferimenti che coinvolgono 2 Casascius Coins da 1.000 BTC del 2011 e del 2012. Valore stimato: oltre 180 milioni di dollari.
Due Casascius bitcoin, ciascuno contenente 1.000 bitcoin, si sono appena mossi dopo essere rimasti inutilizzati per oltre 13 anni. Le monete Casascius sono “bitcoin fisici” dei primi tempi, contenenti una chiave privata nascosta sotto un ologramma antimanomissione che può essere riscattata sulla blockchain. pic.twitter.com/mBZsRXcRP6
— Documenting ₿itcoin 📄 (@DocumentingBTC) 5 dicembre 2025
Due bitcoin Casascius, ciascuno contenente 1.000 BTC, sono stati appena spostati dopo essere rimasti intatti per oltre 13 anni. Le monete Casascius sono i primi “bitcoin fisici”, contenenti una chiave privata nascosta sotto un ologramma a prova di manomissione che può essere scambiata sulla blockchain.
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Restano ancora 1,6 miliardi di dollari in BTC da sbloccare
Tra il 2011 e il 2013, queste Casascius Coins venivano vendute al prezzo del BTC al momento della loro creazione, con un supplemento in base alle specificità e agli elementi di rarità presenti. Per i modelli da 1000 BTC “Gold Cas” coinvolti nel caso in questione, il loro prezzo era quindi di circa 5.000 dollari nel dicembre 2011 e 12.000 dollari nell’ottobre 2012.

Al momento della stesura di questo articolo, il sito Casascius Tracker indica che 10.260 BTC risultano essere stati riscattati (Redeemmed), contro i 17.678 ancora considerati “attivi” nei loro portafogli freddi, equivalenti a 1,6 miliardi di dollari ancora inattivi da allora.
Fatto degno di nota: la produzione delle Casascius Coins cessa nel novembre 2013, quasi esattamente nel momento in cui il Bitcoin registra il suo primo superamento dei 1.000 dollari. Il motivo di questa sospensione è legato a una denuncia della FinCEN che ritiene che queste monete precaricate in BTC consentano di effettuare trasferimenti di denaro soggetti alle norme antiriciclaggio (AML).
Altro fatto degno di nota: l’apertura di queste Casascius Coins a 1.000 BTC dovrebbe consentire ai loro possessori di richiedere alcune criptovalute associate ai fork del Bitcoin, come ad esempio il Bitcoin Cash (BCH), con un guadagno aggiuntivo di quasi 600.000 dollari per ogni moneta sbloccata.