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Dichiarazione dei portafogli auto-ospitati, monitoraggio dei social network… le autorità fiscali si stanno organizzando

by Michael

Secondo un recente rapporto della Corte dei conti, il controllo fiscale relativo alle criptovalute presenterebbe alcune lacune sul territorio francese. In programma: dichiarazione dei portafogli auto-ospitati e monitoraggio mirato sui social network. Un evidente rischio per la sicurezza di fronte al moltiplicarsi dei rapimenti di operatori del settore delle criptovalute.

La Corte dei conti evidenzia le sfide fiscali legate alle criptovalute

La Corte dei conti rappresenta la principale istituzione francese incaricata del controllo del denaro pubblico. In questo contesto, ha appena pubblicato un rapporto datato dicembre sulle correzioni da apportare alle «distorsioni della tassazione del patrimonio».

Un documento di oltre 200 pagine in cui figura un capitolo che affronta il delicato tema delle criptovalute e, più precisamente, «la sfida dell’individuazione degli asset digitali non dichiarati». In particolare nel contesto dei profitti realizzati «sotto forma di plusvalenze, remunerazioni e donazioni».

Plusvalenze che riguardano in gran parte i trentenni, con oltre 4.000 nuclei familiari citati in questo rapporto. Il problema? Un divario definito «significativo» tra le stime di Chainalysis sulle plusvalenze dei detentori di criptovalute francesi nel 2021, stimate in 3,5 miliardi di euro, e i dati della DGFiP che riportano una dichiarazione complessiva di 400 milioni di euro riguardante 20.000 contribuenti nello stesso periodo.

Plusvalenze degli asset digitali in base all'età

Plusvalenze degli asset digitali in base all’età

Alla luce di questa constatazione, gli obblighi dichiarativi dei detentori di criptovalute e dei fornitori di servizi di criptovaluta (PSAN) sono stati progressivamente rafforzati. Tuttavia, secondo alcuni punti di questo rapporto messi in evidenza da Henri Gauthier sulla rete X, rimarrebbero alcune lacune da colmare.

Alcuni spunti per migliorare il controllo dei loro detentori

Il primo punto sottolineato in questo rapporto riguarda l’entrata in vigore della direttiva «DAC 8», prevista per il 2026. Si tratta di un testo che impone ai PSAN europei di comunicare determinate informazioni relative alle transazioni effettuate tramite loro alle autorità fiscali dello Stato membro da cui dipendono.

Tuttavia, la Corte dei conti indica che tale requisito «  non si applicherà ai PSAN con sede in Francia». Sarebbe quindi necessario, secondo la Corte, porre rimedio a questa situazione allineando gli obblighi dei PSAN francesi in materia a quelli delle loro controparti europee.

La relazione sottolinea inoltre quelli che definisce «punti ciechi» normativi, in particolare a causa della totale mancanza di risposta alle richieste dell’amministrazione fiscale da parte di alcuni PSAN extraeuropei con sede a Singapore o a Hong Kong.

Allo stesso tempo, la Corte dei conti indica molto chiaramente la mancanza di mezzi a disposizione dei servizi fiscali francesi per effettuare tali controlli, affidati a «pochi esperti». E a ragione, «gli asset digitali non costituiscono ancora, a tutti gli effetti, un asse del controllo fiscale».

In programma: dichiarazione dei portafogli auto-ospitati e monitoraggio sui social network

La principale raccomandazione formulata in questo rapporto prevede l’introduzione di un «obbligo di notifica all’amministrazione fiscale del possesso di portafogli di cripto-attività auto-ospitati a partire da una soglia definita in termini di valore».

Una procedura che, secondo Henri Gauthier, potrebbe comportare l’indicazione degli indirizzi interessati al momento della dichiarazione Cerfa.

Infine, la Corte dei conti indica che la direzione delle indagini fiscali starebbe conducendo «una sperimentazione che le consenta di utilizzare i dati non pubblici provenienti dai social network per individuare le transazioni di asset digitali che non sarebbero state dichiarate».

Una maggiore sorveglianza che pone numerosi problemi, in particolare in termini di sicurezza per i possessori di criptovalute attualmente esposti a un aumento dei casi di ransomware. Infatti, i loro dati personali potrebbero finire nelle mani sbagliate, sia a causa di un attacco hacker, sia a causa della complicità di alcuni membri dell’amministrazione, come è avvenuto di recente.

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