Nella notte del 21 gennaio, l’assistente fiscale Waltio è stato vittima di una fuga di dati, seguita rapidamente da un tentativo di estorsione attribuito al gruppo di hacker «Shiny Hunters». Secondo le prime informazioni, potrebbero essere coinvolti circa 50.000 utenti, mentre le autorità francesi hanno avviato un’indagine. Fino a che punto è giustificabile la centralizzazione dei dati sensibili quando diventa una leva privilegiata per i criminali informatici?
Gli «Shiny Hunters» dietro l’estorsione legata alla fuga di dati di Waltio
Nella notte del 21 gennaio, l’assistente fiscale Waltio ha dichiarato di essere stato informato di una fuga di dati. Le autorità francesi si sono occupate del caso e stanno conducendo indagini per determinare la natura dei dati sottratti e identificare le vittime.
Da un comunicato stampa diffuso da Pierre Morizot, CEO di Waltio, apprendiamo che la piattaforma è stata attaccata da un attore malintenzionato e che quest’ultimo ha fornito un campione che ha permesso di verificare l’autenticità della sua richiesta.
Secondo un articolo del quotidiano *Le Parisien*, all’origine di questo attacco ci sarebbe il famoso gruppo di hacker «Shiny Hunters». Questi ultimi affermano di essere in possesso dei dati personali di circa 50.000 clienti (1/3 degli utenti), la maggior parte dei quali risiede nella Francia metropolitana.
Sembra che l’autore dell’attacco abbia contattato l’azienda Waltio e che stia chiedendo un riscatto. Non appena ricevuto il messaggio, sono state avviate le procedure di gestione dell’incidente. L’azienda spiega di aver ingaggiato esperti esterni per «analizzare la situazione con il massimo livello di rigore».
Infatti, in un comunicato, la sezione per la lotta alla criminalità informatica (J3) della Procura di Parigi annuncia di aver affidato le indagini all’Unità nazionale informatica della Gendarmeria nazionale (UNCyber).

Dichiarazione congiunta della Procura di Parigi e dell’Unità informatica della Gendarmeria sul sito Cybermalveillance
Secondo Waltio, i primi elementi dell’indagine indicano che l’intrusione non è più attiva e che tutti i servizi della piattaforma funzionano normalmente.
Per quanto riguarda i dati interessati, l’ambito è limitato alla «generazione delle dichiarazioni fiscali 2024, chiuse al 31/12/2024», sempre secondo il comunicato. È quindi possibile risalire all’indirizzo e-mail dell’utente e ai dati contenuti nelle dichiarazioni (guadagni, perdite, saldi).
Per sua natura, l’assistente fiscale di Waltio aggrega i dati dei vostri conti sulle piattaforme di scambio per analizzarli e calcolare l’importo delle vostre plusvalenze imponibili.
Pierre Morizot precisa tuttavia, per rassicurare gli utenti, che «nessun dato che consenta di accedere ai vostri cripto-asset è stato compromesso». Inoltre, ricorda che la piattaforma non richiede alcuna informazione relativa alla vostra identità (nome, cognome, indirizzo postale, numero di telefono, data di nascita).
L’azienda spiega di proseguire le indagini effettuando una revisione completa della cronologia del proprio Sistema Informatico (SI). Verrà inviata una comunicazione diretta agli utenti potenzialmente interessati, accompagnata da raccomandazioni «chiare e operative».
Inoltre, Waltio annuncia di essere impegnata a segnalare l’incidente alla CNIL e di aver sporto denuncia tramite il proprio avvocato, Romain Chilly, presso la sezione J3 della Procura di Parigi.
Il rischio principale: gli attacchi di ingegneria sociale
Come precisato nel comunicato, il rischio principale legato a questo tipo di fughe di dati non è un furto tecnico di fondi. Gli hacker preferiranno sfruttare elementi contestuali per prendere di mira le vittime con attacchi di phishing o tentativi di truffa.
Questi ultimi utilizzeranno diversi bias cognitivi per mettervi in una situazione di stress e spingervi a commettere un errore:
- incitamento a reagire rapidamente;
- minaccia di perdita finanziaria;
- usurpazione dell’identità di una figura legittima;
- paura delle conseguenze negative;
- pressione sociale…

Raccomandazioni per i possessori di criptovalute, disponibili sul sito Cybermalveillance
È quindi particolarmente importante identificare chiaramente il proprio interlocutore. È possibile verificare l’autenticità di un’e-mail di Waltio grazie al codice di sicurezza presente in fondo alle e-mail di marketing inviate. Verificate che corrisponda a quelli presenti nel vostro account, raccomanda Waltio.
È inoltre opportuno ricordare che la società non dispone del vostro numero di telefono né del vostro indirizzo postale, pertanto non riceverete chiamate, SMS o corrispondenza da parte loro.
Questo evento contribuisce ad alimentare il clima di paura tra i possessori di criptovalute sul territorio francese. Negli ultimi tempi, i casi di rapimenti, sequestri e minacce continuano a fare notizia.
La centralizzazione delle informazioni sensibili crea un unico bacino di dati e costituisce un importante punto di vulnerabilità. L’elenco particolarmente lungo delle fughe di dati (che include un certo numero di enti pubblici) censite dal sito bonjourlafuite per l’anno 2025 mette in discussione la legittimità dell’accesso a questo tipo di dati da parte di alcuni servizi.
Come spiega l’Adan, tale raccolta trova spesso origine in requisiti normativi; è opportuno rivedere la portata sostanziale del trattamento di questi dati per non creare nuove vulnerabilità.
L’Adan osserva con grande preoccupazione il moltiplicarsi, dall’inizio del 2026, di gravi atti di violenza ai danni di investitori e operatori del settore delle criptovalute in Francia. Questi fatti richiedono una risposta da parte delle autorità pubbliche all’altezza della…
— Adan (@adan_asso) 23 gennaio 2026
Indipendentemente dalle misure di protezione adottate per un sistema informatico, quest’ultimo sarà sempre vulnerabile. Pertanto, per ridurre la superficie di attacco, l’unica soluzione sembra essere la minimizzazione dei dati: zero dati, zero fughe di informazioni.